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Inverno europeo anomalo: quali le cause? Inviato il  Sab 15 Feb, 2014 17:23 Da marvel
Meteo News
Se n'è parlato tanto nei vari topic, abbiamo capito che si è trattato di un'anomalia configurazionale particolare, dell'assenza quasi completa di blocchi atlantici e stessa cosa dicasi per la latitanza degli eventi riscaldanti stratosferici che hanno negato una seria destabilizzazione del Vortice Polare e lasciato che l'inverno potesse "impunemente" evitare le nostre aree, andando ad interessare ripetutamente, e in modo anche eccezionale, altre aree del nostro emisfero.
Al di là della semplice ed inevitabile spiegazione catastrofista "serrista", che non è una spiegazione, sia perché non riesce a spiegare le anomalie termiche emisferiche molto positive in contemporanea con altrettante molto negative, sia perché +0,5°C globali non hanno certo la pretesa di produrre localmente certe reiterazioni, cerchiamo, quindi, di capire che cosa è successo sull'Europa in questa stagione invernale "calda", seguita ad una stagione estiva "fresca".
Contrariamente a quanto si sarebbe potuto superficialmente supporre non vi è stata un'ingerenza seria subtropicale verso nord, ma sorprendentemente il getto polare, cioè il fronte polare stesso, ha viaggiato quasi sempre a latitudini piuttosto meridionali, anche sul nostro comparto, senza però richiamare verso sud le principali masse di aria fredda, costantemente concentrate ben lontano da noi.

Riporto qui sotto, come spunto, parte dell'interessante articolo di Climatemonitor.

Inghilterra sott’acqua, analisi in chiave climatica alquanto annacquata

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"L’insolita – ma non senza precedenti – frequenza di occorrenza di tempeste atlantiche degli ultimi due mesi ha avuto origine in parte ai tropici e in parte in alta atmosfera.

La persistenza di condizioni di neutralità per l’ENSO, risultante in abbondante piovosità per l’Indonesia, ha tenuto basso di latitudine il getto polare sul Pacifico occidentale, alzandone invece la traiettoria sul lato orientale del bacino e tornando ad abbassarla in Atlantico, dove il flusso si è presentato per molte settimane con elevate intensità e zonalità, ovvero velocità accentuate e traiettoria ovest-est quasi stazionaria.

Al contempo, la persistenza di una QBO (Quasi Biennal Oscillation – venti stratosferici con ciclo quasi biennale) positiva, ovvero anch’essa ovest-est, ha rinforzato il Vortice Polare Stratosferico obbligandolo ad occupare permanentemente con il suo lobo occidentale la verticale del Canada e del Nord est America, producendo su quelle aree uno degli inverni più freddi degli ultimi decenni.
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Lungo l’intenso getto da ovest così realizzatosi in Atlantico, si sono originate molte linee di sviluppo frontale con evoluzione da manuale della Meteorologia dei Norvegesi, tutti soggetti che si sono abbattuti sulla Gran Bretagna. Tutto questo, ricordiamo, perché il flusso perturbato principale, sede del getto polare, è rimasto basso di latitudine.
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Il flusso pertubato principale è quello che separa l’aria polare da quella delle medie latitudini o, quando è davvero basso, da quella sub-tropicale, annullando quasi la Cella di Ferrel.
Se è basso, vuol dire che l’aria fredda appartenente al Vortice Polare Troposferico ha guadagnato territorio verso sud, abbassando la linea di massimo gradiente termico lungo la quale si sviluppano le perturbazioni.
Quindi gli ingredienti sono sono sostanzialmente due, l’alta velocità del getto e l’abbondante quantità di energia disponibile che scaturisce dal fatto che il tutto avviene a latitudini piuttosto basse.


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Su tutto, infine, la situazione in area tropicale. I cugini inglesi, con il loro documento, si pongono il problema dell’attribuzione di questo genere di dinamiche al cambiamento climatico, sebbene definendole inusuali ma non senza precedenti e individuando bene le dinamiche prettamente naturali della catena degli eventi. L’attribuzione, quindi, sarebbe tutta in un eventuale segnale di aumento dell’intensità e della frequenza di occorrenza di questi eventi, che poi tipicamente sono cicloni extratropicali. Intensità e frequenza che non sono in aumento, almeno così dice la letteratura disponibile, in presenza tra l’altro di un segnale molto rumoroso, specie sulla Gran Bretagna, dove la variabilità delle condizioni atmosferiche è sempre particolarmente accentuata.

Sempre in tema di frequenza di occorrenza e intensità degli eventi, nel documento si trova il riferimento ad un lavoro (Wang et al, 2013) in cui si mostra che queste sarebbero aumentate nell’Atlantico settentrionale e nell’Inghilterra del nord in modo concorde con una tendenza del flusso pertubato princiapale a salire di latitudine, mentre il segnale sarebbe molto più controverso più a sud, sul Vicino Atlantico. Beh, in questi due mesi – se proprio li si vuole collocare forzosamente in un panorama climatico, laddove quanto accaduto appartiene molto di più alla scala temporale meteorologica – è accaduto qualcosa di molto diverso. E’ stata la posizione bassa di latitudine del getto polare a generare la serie di eventi che, non a caso, ha colpito soprattutto l’Inghilterra meridionale. Non mi pare che questo salto dalla scala climatica a quella meteorologica fornisca elementi di attribuzione, tutt’altro, specie se ci si sofferma per un attimo a pensare che alla base della teoria dei cambiamenti climatici di origine antropica c’è l’espansione della cella di Hadley verso nord, non quella della Cella Polare verso sud. E ci sarebbe anche una tendenza a più frequenti condizioni di El Nino, non di più frequente neutralità o La Nina, come stiamo invece sperimentando da qualche anno.

Il punto, e qui abbandono il commento a questo documento del quale comunque vi consiglio la lettura, è piuttosto che, guarda caso, le temperature medie superficiali del pianeta – il tracciante del cambiamento climatico secondo il mainstream – sono aumentate quando il fronte polare saliva mediamente di latitudine, e così sono aumentate in Atlantico settentrionale le tempeste, in accordo con quanto scritto in Wang et al, 2013, per esempio. Mentre il riiscaldamento si è arrestato, sempre guarda caso, quando il fronte polare è tornato a scendere, perché nel frattempo ha cambiato segno tornando in territorio negativo la PDO (Oscillazione Decadale del Pacifico) ed è entrata in fase discendente l’AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation). Da questi cambiamenti dipendono gli spostamenti della massa atmosferica che poi è all’origine delle modifiche nel breve, medio e lungo periodo della circolazione generale, da cui dipende la posizione delle zone di massimo gradiente e discontinuità. Tutte dinamiche che con la CO2 hanno davvero poco a che fare, visto che si ripetono da qualche milione di anni!"


 

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