Outlook Inverno 2015-2016
| Articolo |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
|
STAGIONALI: la nuova emissione del modello CFS prevede un dicembre e un gennaio freddi al nord con temperature leggermente sotto la media, nella norma al centro con freddo moderato, più elevati al sud con temperature leggermente sopra la media in Sicilia. Al nord potrebbero verificarsi ad intervalli nevicate sino in pianura.
|
|
gubbiomet [ Lun 26 Ott, 2015 15:41 ]
|
 |
Sponsors

|
|
 |
Outlook Inverno 2015-2016
| Commenti |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
STAGIONALI: la nuova emissione del modello CFS prevede un dicembre e un gennaio freddi al nord con temperature leggermente sotto la media, nella norma al centro con freddo moderato, più elevati al sud con temperature leggermente sopra la media in Sicilia. Al nord potrebbero verificarsi ad intervalli nevicate sino in pianura.
Più o meno quello che accade tutti gli inverni... 
|
|
andrea75 [ Lun 26 Ott, 2015 16:00 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
Come sarà l'inverno? Freddo e nevoso oppure mite e asciutto? Ce lo svela il nostro colonnello Giuliacci in questo video:
http://www.meteogiuliacci.it/meteo/...verno-2015-2016
|
|
gubbiomet [ Mar 03 Nov, 2015 14:37 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
Salve a tutti!
Il Col. Giuliacci (e non solo lui) sta spingendo molto sui possibili effetti "meridianizzanti" che el Nino potrebbe indurre sulla circolazione atmosferica dell'Atlantico-Nord Atlantico.
Una certa correlazione la si potrebbe trovare, anche se, come affermato dallo stesso MetOffice, ci si aspetterebbero correnti più nordorientali che nordoccidentali, che contrasta con quanto ipotizzato nella seconda informazione trasmessa da Giuliacci, ovvero sulle acque fresche nordatlantiche.
In realtà l'AMO ha una valenza statistica e non certo deterministica o termicamente influente sulle correnti occidentali.
Se proprio dobbiamo attribuire una potenziale influenza dell'AMO negativa sul prossimo inverno, non è nel "raffreddamento" delle perturbazioni atlantiche che dobbiamo andare a guardare, ma casomai nelle condizioni superficiali favorevoli (relativamente) alla persistenza degli anticicloni atlantici (e non tanto alla loro genesi).

Ultima modifica di marvel il Mar 03 Nov, 2015 22:57, modificato 1 volta in totale
|
|
marvel [ Mar 03 Nov, 2015 22:55 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
|
MeteoGiuliacci
Inverno tiepido nella prima parte e freddo nella seconda parte? Aggiornamento del 6 novembre
Ormai non passa giorno che non vi sia un articolo sulla possibile influenza del Niño sull'inverno prossimo in Europa.
Chi si basa sugli output dei modelli climatici prevede un inverno tiepido.
Chi, come Meteogiuliacci, dà più importanza alle accertate correlazioni tra Niño e irruzioni di aria molto gelida fino al Regno Unito e alla Scandinavia - con possibilità quindi che le correnti fredde, seppure attenuate, possano spingersi fino all'Italia - è stato fin ora del parere che il prossimo inverno ha i requisiti per essere più freddo e più nevoso degli ultimi 2 precedenti inverni.
Ma è rimasta fin ora inesplorata una terza possibilità, quasi salomonica: ovvero che la prima parte dell'inverno sia tiepida e che il freddo e la neve siano più presenti nella seconda parte dell'inverno, ancor più in febbraio con qualche sconfinamento in marzo.
Ci sono "pezze di appoggio" ad una tale ipostesi?
Ebbene sì.
Osservate la tabella allegata. la quale riporta i valori invernali di alcuni indici (QBO, DOP o PDO. NAO) in corrispondenza degli venti di Niño più intensi dal 1950 ad oggi, con l'aggiunta del Niño 2006-2007.
E' interessante notare che:
1. la NAO (North Atlantic Oscillation) in dicembre è stata quasi sempre positiva nei 6 eventi di Niño considerati e quindi poco favorevole a irruzioni di aria polare verso più basse latitudini.
2. La NAO in gennaio è stata ancora per lo più positiva (4 eventi con NAO positiva e 2 con NAO negativa)
3. La NAO in febbraio è stata quasi sempre negativa ( 4 eventi con NAO negativa e 1 solo con NAO positiva) e quindi favorevole ad irruzioni di aria polare fino alle nostre latitudini
|
|
gubbiomet [ Lun 09 Nov, 2015 12:03 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
|
Il Meteo
IL DIBATTITO. E' sempre più acceso il dibattito tra gli scienziati tanto che in tutti i siti meteo non si parla d'altro, ma cerchiamo oggi di fare chiarezza esponendovi con estrema sincerità e semplicità, togliendo dunque ogni dubbio.
LE DUE TESI OPPOSTE. Da una parte ci sono i sostenitori della teoria del Niño, che prevederebbe un inverno gelido con NEVE eccezionale e con almeno 2 sferzate di Burian in Europa, stile 2001 o anche 2012 (ricordiamo la nevicata di Roma del 3 Febbraio 2012), dall'altra chi appoggia i modelli matematici, soprattutto l'Ecmwf con sede a Reading (UK), che indica ancora una volta una evoluzione estremamente mite, addirittura di alcuni gradi sopra la media.
Inverno 2015 e Febbraio 2016 possibile neve eccezionale con burian
Inverno 2015 e Febbraio 2016 possibile neve eccezionale con burian
LA TESI FREDDA di NEVE e BURIAN due VOLTE. In particolare negli ultimi giorni la tesi che sostiene la teoria del Niño è sempre più forte e sempre più valida, poiché corroborata, ovvero rinforzata, da alcuni parametri meteorologici, atmosferici ed oceanici sempre più importanti ed evidenti. Sono addirittura ben 3 gli elementi che sostengono la tesi dell'Inverno gelido: 1) Niño eccezionale: il Niño in atto è ancora in intensificazione sull'Oceano Pacifico ed è certo che sarà il Niño più forte mai verificatosi negli ultimi 80 anni e quindi in grado di influenzare pesantemente il clima su tutto l'Emisfero Settentrionale. In particolare gli eventi di Niño sono stati sempre accompagnati da inverni rigidi sulla Scandinavia e Regno Unito, ma anche sul Mediterraneo come il più recente nel 2012 che ha causato nevicate eccezionali sull'Appennino emiliano e la "grande" nevicata di Roma con i disagi per i romani e le polemiche con l'allora sindaco Alemanno. 2) Corrente del Golfo debole: la Corrente del Golfo si è affievolita e quindi le sue tiepide acque non potranno quest'anno mitigare l'inverno nell'Inghilterra e in Normandia. 3) Oceano Atlantico più freddo intorno a 45 gradi di latitudine: in mare aperto è presente da 2 mesi una vasta area di 4000 km quadrati in cui le acque sono più fredde della norma di 2,8 gradi. Le perturbazioni atlantiche attraversando tale superficie marina raggiungeranno l'Europa più fredde della norma.
I MODELLI MATEMATICI dicono che sarà un inverno CALDO anomalo. Vediamo ora cosa ne pensano i sostenitori dei modelli matematici come ECMWF. La previsione per l'Italia per quanto riguarda le temperature e le precipitazioni per i due bimestri invernali ( Dicembre/Gennaio e Febbraio/Marzo ) è cosi riassunta:
Per i quattro mesi presi in considerazione si conferma l'anomalia termica positiva con temperature sopra la media di circa 1,5/2 gradi e quindi con pochi episodi nevosi a quote basse.
PRECIPITAZIONI - Ancora una volta, le precipitazioni sull'Italia per i quattro mesi presi in considerazione, sono previste nella norma sulle regioni settentrionali, diffusamente sotto la media al Centro-Sud, con grave anomalia sulla Sicilia, dove si prevede una riduzione anche del 60/80%.
Seconda parte dell'Inverno: L'Italia andrebbe incontro a temperature sopra la media di circa 1/2 gradi e a precipitazioni che al Centro-Sud risulterebbero inferiori alla norma, e con grave anomalia negativa in Sicilia. Per quanto riguarda la neve, avremo pochi episodi nevosi in Pianura Padana, mentre le Alpi dovrebbero fare il pieno sopra i 1000/1200 metri e probabilmente con un nuovo record. I
CONCLUSIONI - Poiché entrambe le teorie sono valide e ampiamente argomentate, possiamo dedurre che all'interno di un periodo invernale mediamente più caldo della norma, saranno probabili, non solo a Dicembre, ma soprattutto intorno a Febbraio un paio di episodi nevosi e gelidi dapprima al Nord e poi anche al Centro fino a Roma, causati dal repentino riscaldamento stratosferico polare, con conseguenti colate artiche verso il Mediterraneo, dapprima dal Mar della Groenlandia, e successivamente a Febbraio dagli Urali e dalla Siberia sottoforma di BURIAN, il freddissimo vento siberiano della steppa che, passando attraverso la regione carpatico-danubiano e sfociando sul bacino dell'Adriatico, porta poi a nevicate in Italia.
Antonio ****
|
|
gubbiomet [ Lun 09 Nov, 2015 16:57 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
|
Meteolive
STAGIONALI meteo INVERNO 2015-2016: come trascorrerà? Cosa ne pensano i vari centri di calcolo?
Le previsioni secondo i principali centri di calcolo europei.
In primo piano - Oggi, ore 11.23
Tutti prevedono che un Nino così forte possa in qualche modo influenzare anche il tempo del trimestre invernale sul Continente europeo, anche se in modo piuttosto marginale.
Nessuno prevede una stagione fredda, anzi per il terzo anno consecutivo l'inverno risulterà complessivamente mite, pur con qualche momento freddo e con precipitazioni a tratti generose, specie tra gennaio e febbraio.
L'area in cui l'inverno risulterà probabilmente più freddo del normale potrebbe essere quella compresa tra l'Oceano Atlantico e le Isole Britanniche, mentre è altrettanto probabile che l'area mediterranea e quella nord-africana vivano una stagione più calda del normale.
Del resto una previsione di inverno mite non sembra essere una gran novità, anche se mancava la conferma ufficiale, arrivata dalla sintesi degli scenari previsti dai centri di calcolo più importanti d'Europa.
Ci sono però anche delle incertezze: ad esempio non si capisce quanto possa risultare effettivamente sopra media il tempo su centro Europa e nord Italia e qualcuno arriva persino ad ipotizzare un gennaio leggermente più freddo del normale proprio sul nord Italia con precipitazioni anche di tipo nevoso.
Vi mostriamo qui tutte le mappe più importanti che si riferiscono sia ad un'analisi trimestrale che mensile. I più "ottimisti" sono i colleghi francesi che ritengono davvero che in fondo almeno una parte della stagione possa essere caratterizzata da temperature non troppo distanti dalla media e con precipitazioni sufficienti o anche più che sufficienti per assicurare una certa regolarità stagionale.
Naturalmente NINO e PDO (oscillazione multidecadale delle acque del Pacifico settentrionale) hanno giocato un ruolo importante nel forzare questa proiezione verso il caldo, ma questo mese di novembre così eccezionalmente caldo e stabile certamente sembra andare proprio nella direzione indicata dai centri di calcolo.
Naturalmente non mancheranno anche i nostri aggiornamenti, che vi mostreremo nei prossimi giorni.
|
|
gubbiomet [ Mer 11 Nov, 2015 11:28 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
|
Repubblica
Mettiamola così: se il prossimo inverno sarà perfido, glaciale, addirittura percorso dai venti delle steppe, o se somiglierà più ad una primavera freddina, lo scopriremo solo vivendo, per dirla con Mogol e Battisti. Nel frattempo, è certamente utile assistere alla vivace e raffinata discussione che s'è accesa fra le due sponde dell'Atlantico, schematizzando geograficamente la contrapposizione degli "schieramenti".
Temperato o siberiano? Il dibattito è tra chi, qui in Europa, si fida di più dei modelli matematici dell'Ecmwf - European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, organismo intergovernativo indipendente composto da 34 Stati, Italia compresa - più incline a immaginare un inverno temperato e chi, al contrario, nei centri di ricerca statunitensi (la Nasa compresa) vede all'orizzonte un inverno a dir poco siberiano con propaggini estreme anche qui in Europa. Tutto questo per via del gran risalto che nel continente americano viene assegnato alla presenza de El Niño, fenomeno a loro più vicino, molto temuto e tenuto sempre sott'occhio, che ha sempre mostrato forti legami con l'andamento meteo-climatico al di là dell'Atlantico.
IL METEO DI REPUBBLICA
I numeri del "mostro". A Reading, mezz'ora di treno da Londra, la vedono invece diversamente. In sostanza, sostengono che l'andamento climatico generale continua a mostrare un graduale aumento delle temperature e una progressiva tendenza alla "tropicalizzazione" nelle latitudini temperate, senza alcun segnale in controtendenza. All'Ecmwf , operativo 24 ore e 365 giorni all'anno, lavorano circa 300 persone. E' qui che producono e diffondono previsioni a breve, medio e lungo termine per gli Stati membri. Il cervello attorno al quale tutto ruota è dentro un supercomputer-mostro, tra i più grandi del suo genere. E' a lui che, di fatto, è affidato l'incarico di tenere duro sulla linea dell'inverno mite e temperato. I numeri che sforna non fanno che ribadirlo. E di lui, a quanto pare, ci si fida ciecamente qui in Europa.
Quando El Niño colpì duro tra il 1997-98. El Niño invece, non sembra promettere nulla di buono ai meteo-climatologi australiani e delle due Americhe. Indimenticabile l'inverno 1997-1998, quando il fenomeno climatico ebbe conseguense così potenti ed estese da essere annoverato fra quelli che nella storia recente ha avuto ripercussioni di dimensione planetaria. Ma più in particolare, il periodo dal dicembre 1997 al febbraio 1998, è archiviato come uno degli scorci di stagione più piovosi nello stato della California, dal 1895.
Fenomeni eccezionali. I fenomeni meteo furono severissimi, con inondazioni e tornado in Florida e in tutto il sud-est degli Stati Uniti; una tempesta di ghiaccio con il termometro che sprofondò fino a 40° sotto zero nello stato di New York, nel Massachusetts e in tutto il nord-est degli Stati Uniti. Ma in quelle settimane ad essere colpite, oltre che le regioni orientali del Canada, furono anche le città di New Orleans, Mobile (in Alabama), Baton Rouge, Asheville, vaste zone della Carolina del Nord, Blacksburg (Virginia). Nei giorni intorno a capodanno del 1998 una violenta tempesta lungo la costa orientale provocò l'erosione delle spiagge e nevicate record sulla Virginia occidentale con circa 90 centimetri di neve in 24.
L'allarme di Unicef. Adesso l'allarme sta mobilitanto anche alcune organizzazioni umanitarie, come l'Unicef, che diffonde una nota secondo la quale 11 milioni di bambini rischierebbero fame, malattie e mancanza di acqua in Africa Orientale e Meridionale per gli effetti meteo-climatici de 'El Nino', che sta già causando siccità e inondazioni in diverse aree dell'Asia, del Pacifico e dell'America Latina. Le conseguenze - secondo l'Unicef - "rischiano di ripercuotersi su diverse generazioni se e le comunità colpite non riceveranno supporto per contrastare la scarsità dei raccolti e la mancanza di accesso all'acqua potabile".
Il "modello El Niño". Insomma, un inverno che i climatologi statunitensi hanno catalogato come tra i più influenzati dal "modello meteorologico" de El Niño che, al momento dei bilanci, finì per riguardare due terzi del Paese. Quest'anno, fin dal marzo scorso, sui monitor dei centri d'osservazione meteo-climatica delle due Americhe il fenomeno è apparso sempre più intenzionato a voler tornare in scena da protagonista. E' apparso chiaro che stava succedendo qualcosa di assai simile (se non più grave) del 1997. S'è così subito diffusa l'attenzione delle diverse agenzie - compreso il prestigioso Bureau of Meteorology australiano - e comunque di tutte le nazioni che si affacciano sul Pacifico. Già, perché è proprio qui che El Niño comincia a formarsi: a largo nelle coste orientali dell'Ecuador e del Perù.
Quando gli Alisei smettono di "lavorare". In sintesi succede questo: aumentano le temperature dell'acqua sulla superficie dell'oceano. Contemporaneamente, gli alisei cominciano ad indebolirsi e a soffiare con minore intensità. Come non bastasse, i modelli matematici che analizzano El Niño da otto mesi a questa parte, non fanno che ribadire che il riscaldamento delle acque del Pacifico continuerà, dando così agli alisei una ragione in più per smettere di "lavorare" in quella fascia fra il tropico e l'equatore.
Se i venti non fanno il loro dovere. Con gli alisei "semi-spenti" non avviene il mescolamento necessario delle acque oceaniche, permettendo a quelle fredde dei fondali di arrivare in superficie e garantire così il naturale equilibrio termico fra mare e terra. Gli alisei, vale la pena ricordare, sono venti di direzione regolare e costanti d'intensità, capaci di condizionare la meteorologia su enormi porzioni del Pianeta. Soffiano da nord-est a sud-ovest, nell'emisfero boreale e da sud-est verso nord-ovest in quello australe. Sono decisivi nella navigazione, soprattutto a vela e lo dimostra il fatto che i giri del mondo senza motore (ma non solo) avvengono facendo rotta verso Occidente. Cristoforo Colombo insegna.
"Apprezzabile ogni sforzo nella ricerca". Alla fine, dice giustamente Francesco Laurenzi, meteorologo noto per le sue previsioni in Radio e in Tv oltre che per aver collaborato molti anni con Repubblica: "Questo dibattito sull'inverno che s'avvicina, fra chi lo annuncia glaciale e chi invece mite, mi fa pensare che sia comunque apprezzabile ogni sforzo sincero di chiunque cerchi
di interpretare come può i sistemi complessi che gestiscono l'attuale assetto climatico della Terra. Vorrei escludere solo quelli che, per finire sui giornali o in televisione, sparano fesserie allarmistiche o minimizzanti sul clima a medio o lungo termine".
|
|
gubbiomet [ Mer 11 Nov, 2015 11:55 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
|
Analisi scientifica da "Il Meteo"
Meteo: INVERNO 2015/2016, l'analisi scientifica. Dicembre con gelo, neve e Burian
Secondo uno studio esclusivo il freddo e la neve, ma anche i venti di Burian potrebbero puntare l'Italia a Dicembre, per poi lasciare spazio ad una stagione invernale più mite
Previsioni meteo: Inverno 2015/2016
Previsioni meteo: Inverno 2015/2016
Dopo aver riportato, in diversi editoriali, le proiezioni sulla prossima stagione fredda da parte di diversi centri di calcolo internazionali e anche l'opinione di eminenti scienziati, eccoci al nostro punto di vista circa la stagione invernale che sta per approssimarsi. Ebbene, diciamo subito: partenza invernale col botto, ma poi freddo in letargo a fine dicembre, Gennaio e inizio Febbraio.
I parametri invernali esaminati, non sono favorevoli all’Inverno, almeno nella sua parte più attiva, cioè fine Dicembre, Gennaio e fino all'inizio Febbraio, per poi riprendersi intorno a metà Febbraio.
C'è tuttavia una fase che non dovrebbe risentire ancora dei parametri per così dire, di “non inverno”, poiché essi sarebbero, durante la stessa, ancora in via di sviluppo. Si tratta della fase che va dall'ultima settimana (o decade) di Novembre fino a circa il 20 Dicembre. In questo periodo, tutti i fattori avversi ad un Inverno freddo, ancora non saranno attivi. Per cui, grazie anche all’influenza dello Snow Cover euro-asiatico, cioè alla copertura nevosa in ottima progressione in questo periodo alle medio-alte latitudini euro-asiatiche, unico fattore, al momento, in grado di creare disturbi al Vortice Polare, ci possiamo attendere 2/3 irruzioni fredde che potranno riguardare anche l’Italia.
In sintesi, vediamo la previsione mensile per la prossima stagione invernale.
Inverno 2015/2016: la previsione per Dicembre
Inverno 2015/2016: la previsione per Dicembre
DICEMBRE - Primi 15/20 giorni del mese (ma qualche accenno possibile già dall’ultima decade o settimana di Novembre) cui si riferisce la carta qui sopra, con maggiori occasioni per blocchi atlantici e irruzioni di aria fredda da Nord/Nordest verso l’Italia. In linea di massima più interessate le aree adriatiche e meridionali o localmente quelle centrali tirreniche ma, ad una distanza temporale abbastanza lunga, non si possono escludere coinvolgimenti anche di altre regioni. Questa la fase in cui, a nostro avviso, l’Italia avrà le migliori occasioni per freddo e neve.
Natale. Ultima decade di Dicembre, fase natalizia, con progressivo affievolimento della fase fredda a vantaggio di inserimenti atlantici più miti. In questa periodo, tuttavia, il Nord potrebbe beneficiare di qualche occasione per nevicate da cuscinetto freddo anche a quote basse, se la tempistica di avvicendamento delle due circolazioni sarà favorevole.
Inverno 2015/2016: la previsione per Gennaio/Febbraio/Marzo
Inverno 2015/2016: la previsione per Gennaio/Febbraio/Marzo
GENNAIO/10 FEBBRAIO - Come si evince dalla carta di riferimento qui sopra, prenderebbe il sopravvento la circolazione umida oceanica che andrebbe a tagliare il pur vigoroso promontorio dell’alta pressione atlantica in azione nella fase precedente. Si andrebbe a isolare una cellula di alta pressione abbastanza resistente sui reparti scandinavi ma che non dialogherebbe con quella atlantica, proprio per via dell’imponente flusso occidentale in uscita da Terranova. La circolazione mite atlantica prenderebbe il sopravvento sul Centro-Ovest Europa e Nord Mediterraneo. Sull’Italia, si avrebbero fasi di alta pressione e tempo stabile e altre, certamente non meno frequenti, all’insegna di passaggi frontali e anche temporaneo maltempo, soprattutto al Nord e medio-alto Tirreno. Fase in cui le Alpi potrebbero fare il pieno di neve, anche se oltre i 1000/1200 metri per aria instabile ma più mite da Ovest. Il freddo, difatti, proprio per la mancanza di dialogo tra alta atlantica e CUT-Off scandinavo, rimarrebbe confinato sul Nordest Europa e, via via, nel corso della stagione, anche verso i settori centro-settentrionali, Germania, regioni danubiane settentrionali e verso Paesi Bassi, Regno Unito. Non esclusa qualche azione temporanea di vortici freddi verso la Francia e influenti anche sul Nord Italia con occasioni per neve più a bassa quota, ma la loro frequentazione potrebbe essere abbastanza ridotta. Sull'Italia meridionale e sul medio/basso Adriatico potrebbe prevalere l’alta pressione con lunghe fasi di tempo asciutto e anche mite; altre fasi, minoritarie, con instabilità atlantica. Neve in Appennino, specie centro-settentrionale, anche sostanziosa in questa fase sul Nord Appennino ma comunque più spesso sopra i 1500 metri. Possibili fasi siccitose prolungate, specie per Sicilia ed estreme aree meridionali.
ULTIMA PARTE DI FEBBRAIO/MARZO con BURIAN - Possibile progressivo rallentamento dell’azione atlantica con qualche maggiore occasione per sbuffi freddi meridiani, più probabili a fine stagione, tra le metà di Febbraio e inizio Marzo. Su quest’ultimo periodo, la distanza temporale è enorme e necessitano aggiornamenti che faremo nel corso dei prossimi mesi.
|
|
gubbiomet [ Mer 11 Nov, 2015 15:57 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
Ed ecco l'attesissima e completissima analisi-proiezione di Colarieti, a mio parere la più affidabile di quelle finora viste (pur restando in un campo di incertezza molto elevata, come tutte le proiezioni stagionali) in particolare per l'approccio scientifico che non si abbandona mai ad impressioni ma che si basa su elementi osservativi e calcoli razionali. Mi trova d'accordo in particolare sulla critica all'approccio che taluni siti e personaggi, anche autorevoli, hanno utilizzato nel commentare il fenomeno di El Nino e nell'elaborazione di proiezioni su basi interpretative dello stesso, con similitudini azzardate con inverni associati a fenomeni passati ritenuti erroneamente, o troppo semplicisticamente, simili. Tra l'altro, come ripeto da sempre, le stesse anomalie oceaniche non possono essere prese come riferimento per le dinamiche atmosferiche future, o per lo meno non come viene comunemente fatto (sarebbe fin troppo semplice fare proiezioni su tale base, conosceremmo anticipatamente il tempo di stagioni ed annate future... ma così non è), per il semplice motivo che pur essendoci un feedback oceanico forzante sull'atmosfera, il principale motore delle dinamiche oceaniche è la stessa circolazione atmosferica. Sono le SST ad essere conseguenza della circolazione atmosferica e non il contrario. Questo vale per El Nino ma ancor di più per l'AMO che evidenzia una circolazione atmosferica trascorsa ma che su quella futura ha ben poca influenza.
Ho evidenziato le parti che potrebbero interessarvi maggiormente.
Prime riflessioni sulla prossima stagione invernale
Di Carlo Colarieti Tosti su Climatemonitor
Dalla seconda parte dell’estate fino a novembre si registrano i dati necessari per studiare il comportamento del nascente vortice polare prima e della dinamica del suo sviluppo poi. Il fine è quello di stilare un possibile scenario caratterizzante la stagione invernale. Quanto segue riassume una prima analisi della situazione rispetto al neonato vortice polare che risente dei vari forcing, purtroppo solo in parte evidenziati dai vari indici oceano-atmosferici. Pur ovviamente con tutti i distinguo e cautele del caso, in base ai dati già in possesso è possibile iniziare a tracciare il probabile identikit del neo vortice polare a partire dalla sua struttura e posizione prevalente, che poi si presume finirà per condizionare l’assetto medio-climatico del prossimo inverno.
Il vortice polare è una struttura molto sensibile alle variazioni di energia disponibile che modifica sia il numero e la lunghezza delle onde che la sua complessiva espansione o contrazione latitudinale. E’ quindi di fondamentale importanza cominciare la nostra riflessione con l’esame dello stato dell’attività solare. Prima però, una breve digressione.
Innanzitutto è bene sottolineare il recente aggiornamento del data base inerente il numero di macchie solari appartenente al SIDC WDC-SILSO che ha di fatto scombussolato la dinamica e la tecnica di interpretazione dei dati. La causa è nel diverso aggiustamento (ufficialmente ricalcolo) del numero di macchie lungo l’intero data base del quale il prof. Franco Zavatti ha qualche tempo fa ampiamente discusso qui su Climate Monitor. In questo lavoro sono stati evidenziati egregiamente i vari dubbi e punti di incertezza (ai quali mi associo) sulla metodica usata per la “correzione” dei dati. Il nuovo archivio in realtà obbliga a modificare tutta la statistica e gestione della serie. Visto il problema non proprio irrilevante è stata presa la decisione di percorrere la strada inversa compiuta dal SIDC WDC-SILSO cercando di riportare i nuovi dati della versione 2 il più possibile conformi alla versione 1 costruendo allo scopo un ulteriore nuovo dataset. Non descrivo qui la metodica usata ma ritengo importante evidenziare come la variazione fatta dal SIDC WDC-SILSO non sia stata uniforme lungo l’intero campionario di dati evidenziando un diverso trattamento degli stessi sia suddividendo il dataset in tronconi, amplificando alcuni massimi solari, che incrementando generosamente il numero di macchie nei periodi di massima attività. In figura 1 è rappresentata l’attività solare inerente il numero di macchie nelle versioni 1 e 2 del SIDC WDC-SILSO e nella tabella 1a il raffronto tra il tentativo di downgrade del nuovo dataset il più vicino possibile alla versione 1, ottenuto mediante opportuno calcolo. Si nota l’ottimo allineamento dei due archivi di dati.
Ora dobbiamo stabilire quale sia l’attuale livello dell’attività solare in riferimento al numero medio di macchie al di sopra del quale possiamo definire un’attività alta o al di sotto un’attività bassa. Il grafico in figura 2 spiega quanto descritto. Possiamo notare che l’attività solare è recentemente entrata in un periodo di relativa bassa attività e vista la sua collocazione in una più ampia fase discendente del ciclo è piuttosto plausibile ritenere che durerà, accentuandosi, per diversi anni a venire.
Vi sono studi che offrono delle sintetiche correlazioni tra le vicende del Vortice Polare e l’intensità dell’attività solare in abbinamento al segno della QBO. Non sto qui ad elencare la varia casistica ma la fotografia dello schema in atto con QBO positiva e bassa attività solare statisticamente faciliterebbe un rinforzo della circolazione zonale alle alte latitudini con basso disturbo riconducibile all’attività d’onda subtropicale verso l’area polare; in parole povere un vortice polare forte e piuttosto chiuso. Se tutto potesse essere spiegato con questo semplice schema probabilmente le previsioni stagionali avrebbero meno margini di incertezza rispetto alle previsioni meteorologiche a media scadenza, la verità è ovviamente tutt’altra cosa. Infatti l’interpretazione tecnica dei dati, alle volte anche contrastanti tra loro, rappresenta la variabile più complessa e spesso decisiva.
Il verso di flusso dei vettori del vento a quote stratosferiche più basse, sempre riferiti alla fascia equatoriale, porta ad interpretazioni più contrastanti rispetto a quella sopra enunciata e più favorevole ad una evoluzione della stagione invernale a due volti. L’indice oceanico del Pacifico equatoriale ENSO indica un El Niño piuttosto intenso, ma questo non è sufficiente per giungere ad azzardate e frettolose conclusioni. In realtà ciò che conta è la posizione delle masse calde oceaniche lungo la fascia equatoriale. Sul tema El Nino ho letto in rete più di qualche commento, anche autorevole, che tende ad armonizzare l’evento attuale con quello del 1997, personalmente non posso che esprimere il mio personale disaccordo. Le attuali anomalie sono maggiori in zona 3 rispetto a quanto avvenuto nella zona 1+2 nel 1997 ed inoltre i massimi assoluti di temperatura si registrano sul Pacifico equatoriale tra i 150°W e i 140°E con un punto di massima convezione attorno ai 180°.
Considerato l’indice ENSO fissiamo ora la nostra attenzione all’indice PDO che come l’ENSO è l’espressione della modifica della circolazione atmosferica con un certo ritardo temporale. L’indice è ancora in territorio positivo ma è nel suo trend di decrescita. In realtà la circolazione atmosferica media da febbraio scorso non rispecchia più la classifica configurazione da innescare o alimentare una circolazione oceanica PDO+ ma va prevalentemente instaurando una circolazione che porta ad una condizione opposta. In rete si trovano a mio parere delle linee di pensiero con gravi inesattezze circa le anomalie oceaniche e le conseguenze sulla circolazione atmosferica. Queste linee di pensiero teorizzano che anomalie negative o positive di porzioni di masse oceaniche favoriscono sopra di esse la formazione di cavi o promontori d’onda atmosferici. In verità le anomalie oceaniche sono frutto di precedenti e prolungate anomalie atmosferiche che attraverso la modifica del wind stress alterano i fenomeni di upwelling e downwelling. La circolazione oceanica, oltre ad essere termoalina, è influenzata dalla sovrastante circolazione atmosferica che ne altera la circolazione in senso verticale soprattutto in prossimità delle linee di costa, non viceversa.
Infatti guardando alla distribuzione della circolazione atmosferica, quindi della massa, questa presenta dei sensibili cambiamenti rispetto a qualche mese fa. Il posizionamento dei centri di moto principali nel Pacifico settentrionale sta strutturandosi verso un circolazione con wind stress tale da imporre nei prossimi mesi il ritorno ad una circolazione marina a PDO negativa (vedi figure 3 e 4).
Ora controlliamo la posizione del centro di massa, l’eccentricità e l’oscillazione dell’asse del vortice polare nella media stratosfera. Dalla figura 5 è possibile evidenziare come il centro di massa del VPS sia posizionato quasi sul polo geografico leggermente decentrato verso l’emisfero est. Presenta una discreta eccentricità media pari a 0,58. L’oscillazione massima registrata è di circa ±30° rispetto la posizione media dell’asse lungo l’intero periodo di riferimento (1 ottobre – 09 novembre).
La posizione geografica assunta dal centro di massa associata all’ampia oscillazione dell’asse ci suggerisce che le onde planetarie 1 e 2 non sono molto invadenti in direzione del polo tanto da “bloccare”, come ganasce di una morsa, il vortice stesso. Nonostante quanto appena descritto, il buon valore dell’eccentricità ci informa che comunque le onde planetarie presentano una discreta attività schiacciando moderatamente il vortice che si presenta con una chiara forma ellittica. Tale configurazione espone comunque la struttura a disturbi anche importanti a carico delle onde planetarie. Per definire la capacità di intrusione delle onde planetarie troposferiche principali lungo la via delle storm track (azioni di blocco persistenti) e con asse dei promontori diretti verso il polo con capacità di infilarsi sotto la sempre più rapida circolazione stratosferica, dobbiamo fotografare l’asse prevalente del vortice alla quota isobarica di 250hPa, nel periodo che va dal primo ottobre fino alla prima decade di novembre.
La figura 6 meglio sintetizza quanto sopra indicato suggerendo che la posizione dell’asse è favorevole ad azioni di disturbo con una buona attività e azione intrusiva della seconda onda in zona polare, ma con un’azione della prima onda meno marcata e meno efficiente dovuta alla sua posizione più defilata verso il continente nord americano. Infatti la complessiva struttura assunta nel periodo esaminato non presenta evidenti disturbi collegati a tentativi di primordiale bilobazione.
Una struttura che comunque rimane favorevole ad innescare successive azioni destabilizzanti con azioni di blocco facenti capo alla seconda onda, da cui possono scaturire configurazioni favorevoli alla genesi di forti riscaldamenti stratosferici con incipit in zona asiatica.
Infine passiamo all’analisi dell’indice IZE (Indice di Zonalità Emisferico) ottenuto mediante calcolo dei dati di analisi giornalieri del mese di ottobre. Questo indice dovrebbe sintetizzare tutto quanto sopra descritto esprimendo la previsione sia dell’attività d’onda che dell’indice AO. Premetto brevemente che a seguito dei problemi riscontrati nella scorsa stagione dalla versione 1 di calcolo, è stata elaborata la successiva versione 2 che è stata sperimentata già nel corso della scorsa stagione invernale fornendo risultati molto più aderenti a quanto osservato.
Proprio perché la fase sperimentale non può ritenersi conclusa non pubblicherò qui il grafico della previsione dell’andamento dell’indice AO, giacchè è stato oggetto dei più vistosi cambiamenti rispetto all’elaborazione della versione 1, limitandomi a fornire il solo grafico dell’attività d’onda che invece è rimasta analoga alla versione 1 proprio perché non ha subito variazioni di calcolo in quanto aveva già consolidato buoni risultati. Altresì fornirò ai gentili lettori il solo dato numerico atteso dell’indice AO sia complessivamente nel trimestre che per singolo mese da dicembre a febbraio.
Il grafico in figura 7 mostra l’attività d’onda prevista dalla fine del corrente mese di novembre fino alla fine di febbraio 2016. Si nota come l’attività d’onda fino a circa la fine della prima decade di gennaio 2016 sia scarsamente presente in zona polare. Esaminando, però, i dati scorporati per basse e alte latitudini si evince che il segnale zonale non appare confinato alle alte latitudini ma più variabile in latitudine aprendo la strada, per la zona del Mediterraneo centrale, ad una maggiore variabilità rispetto all’attuale mese di novembre con fasi di stabilità alternati a passaggi di sistemi frontali.
Il mese di novembre in corso è considerato propedeutico per quanto l’indice IZE pronostica per l’evoluzione del trimestre invernale. L’attuale approfondimento del vortice polare (sia troposferico che stratosferico) con bassi valori di ep-flux autunnali potrebbero indicare un precodizionamento con un’evoluzione successiva verso un ESE (Extreme Stratospheric Event) di tipo warm. Una conferma a quanto qui indicato potrebbe scaturire dal raggiungimento del valore massimo positivo del NAM alla quota isobarica di 10hPa tra la fine di novembre o al massimo i primi di dicembre sfiorando ma senza però raggiungere e superare il valore di soglia di +1,5. La previsione dell’IZE di un’importante attività d’onda verso le festività natalizie, inserita subito dopo un’intensa attività zonale prevista alle alte latitudini, evidenzia l’instaurarsi di un probabile impulso forzante troposferico collocabile tra la fine della seconda decade e la prima metà della terza decade di dicembre in grado di sviluppare un importante flusso di calore meridionale sotto la bassa circolazione zonale stratosferica e propagarsi così verso gli strati stratosferici superiori generando un TST (Tropospheric-Stratospheric-Tropospheric) event capace di apportare una seria crisi del vortice polare stratosferico forzando lo sviluppo di un Sudden Stratospheric Warming.
Tale evento, collocabile nel corso della prima decade di gennaio 2016, potrà avere conseguenze sulla circolazione troposferica emisferica a seguito di un probabile superamento del valore massimo negativo di soglia dell’indice NAM alla quota isobarica di 10hPa. Infatti la circolazione troposferica successiva, evidenziata dall’attività d’onda dell’IZE, mostra a partire dalla fine della prima decade di gennaio una prevalente configurazione sinottica con alto valore di geopotenziale in zona polare.
La previsione dell’indice AO scaturita dal calcolo derivante dall’IZE, non è da considerarsi definitiva in quanto i calcoli sono frutto della sola elaborazione dei dati di analisi del mese di ottobre. Un primo affinamento avverrà nel corso della prima metà di dicembre quando la previsione dell’indice AO verrà calibrata secondo i dati reali provenienti dall’osservazione dell’indice AO stesso, determinando la qualità della previsione originale. Comunque come promesso indico qui di seguito i dati numerici della previsione dell’indice AO su base IZE:
Valore medio indice AO trimestrale compreso tra -0,2 e -0,6
Valore medio indice AO nel mese di dicembre compreso tra +0,6 e +0,9
Valore medio indice AO nel mese di gennaio compreso tra -0,5 e -1,1
Valore medio indice AO nel mese di febbraio compreso tra -0,7 e -1,6
Da quanto scritto si evidenzia una stagione invernale dai due volti con una zonalità già in atto che dovrebbe mediamente insistere e caratterizzare le condizioni meteorologiche fino alla metà di dicembre. Nel particolare è atteso un calo dell’AO nella parte finale di novembre che potrebbe coincidere un episodico affondo del vortice nordatlantico verso il Mediterraneo. In seguito è atteso un nuovo rinforzo della circolazione zonale alle alte latitudini e quindi una risalita dell’indice AO per la prima decade di dicembre. Nella seconda decade è atteso un rallentamento del flusso zonale con un calo dell’AO verso valori attorno alla neutralità. Come precedentemente scritto la fase successiva potrà risultare determinante per le sorti del restante periodo invernale con un cambio, anche radicale, che si dovrebbe manifestare nei successivi mesi di gennaio e febbraio.
Queste previsioni sono frutto di studi sperimentali e quindi sensibili ad errori anche rilevanti, è bene ricordarlo per non incorrere ad inutili delusioni o eccessivi entusiasmi.
Saluti a tutti!

Ultima modifica di marvel il Mar 17 Nov, 2015 09:53, modificato 1 volta in totale
|
|
marvel [ Mar 17 Nov, 2015 09:52 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
Fantastico! 
|
|
Frasnow [ Mar 17 Nov, 2015 10:40 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
Avrò capito si e no un 60%, ma mi sembra l'analisi più interessante e sensata che abbia letto fino ad oggi. 
|
|
Carletto89 [ Mar 17 Nov, 2015 11:12 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
Avrò capito si e no un 60%, ma mi sembra l'analisi più interessante e sensata che abbia letto fino ad oggi. 
Beh diciamo che, appunto per me che non nè capisco molto, è stato sufficiente porre maggior attenzione al testo in grassetto alla fine 
|
|
Frasnow [ Mar 17 Nov, 2015 11:25 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
Avrò capito si e no un 60%, ma mi sembra l'analisi più interessante e sensata che abbia letto fino ad oggi. 
Beh diciamo che, appunto per me che non nè capisco molto, è stato sufficiente porre maggior attenzione al testo in grassetto alla fine 
Si infatti, il mio 60% è concentrato proprio nella parte in grassetto. 
|
|
Carletto89 [ Mar 17 Nov, 2015 11:29 ]
|
 |
 Re: Outlook Inverno 2015-2016
|
Avrò capito si e no un 60%, ma mi sembra l'analisi più interessante e sensata che abbia letto fino ad oggi. 
Beh diciamo che, appunto per me che non nè capisco molto, è stato sufficiente porre maggior attenzione al testo in grassetto alla fine 
Si infatti, il mio 60% è concentrato proprio nella parte in grassetto. 
Qualcuno che mi fa compagnia c'è allora 
Ultima modifica di Frasnow il Mar 17 Nov, 2015 11:31, modificato 1 volta in totale
|
|
Frasnow [ Mar 17 Nov, 2015 11:31 ]
|
 |
|
|
Questo argomento è stato utile?
Questo argomento è stato utile?
Online in questo argomento: 0 Registrati, 0 Nascosti e 0 Ospiti Utenti Registrati: Nessuno
|
|
|