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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#16  Adriatic92 Ven 27 Ott, 2017 10:32

http://www.meteolive.it/news/In-pri...ffrendo-/66850/
 



 
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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#17  Carletto89 Ven 27 Ott, 2017 11:37

Che dire...nulla di nuovo.  
Tutto molto desolante e rappresentativo di come da 1 anno a questa parte il fianco orientale è quello che soffre un pelino di meno proprio grazie alle strisciate da est.
 




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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#18  and1966 Mer 01 Nov, 2017 23:19

Stasera impressionante la vista del Montedoglio ridotto praticamente ad una pozzanghera. Mai visto così in tanti anni.
 




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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#19  stefc Gio 02 Nov, 2017 11:46

and1966 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Stasera impressionante la vista del Montedoglio ridotto praticamente ad una pozzanghera. Mai visto così in tanti anni.


...il livello è basso, ma per dovere di cronaca e soprattutto per un questione di correttezza di informazione (non certo la tua, ma quella di qualche notizia ultimamente uscita a tal riguardo), ad ottobre 2012 era molto peggio:

26 ottobre 2012

 img_0244_1509618444_546141  



31 ottobre 2017:

 imgx



Come si può vedere, in questo momento il livello della diga è circa due metri più alto di 5 anni fa.........
Insomma, c'è stato anche di peggio.........

   
 



 
Ultima modifica di stefc il Gio 02 Nov, 2017 12:00, modificato 2 volte in totale 
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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#20  Adriatic92 Ven 15 Mar, 2019 13:17

https://www.linkiesta.it/it/article...italiana/41408/

Al nord non piove più, e la siccità distruggerà l’agricoltura italiana
Il colpevole è sempre il solito: il cambiamento climatico. Le precipitazioni toccano un nuovo record negativo e mettono a dura prova coltivazioni ed ecosistemi, in un territorio già segnato da inquinamento e consumo di suolo. La soluzione? Cambiare tutto

HO / NASA / AFP
Nell’ultimo secolo le temperature medie globali si sono alzate di un 1,5 gradi centigradi. In Pianura Padana, di 2,5. Basta questo dato come indizio della situazione attuale: l’area del bacino del Po è ormai uno degli hotspot del global warming, al pari delle Alpi. E nell’Italia settentrionale aumento delle temperature significa siccità: le fasi critiche come quella che l’area sta attraversando in questi mesi si sono fatte sempre più frequenti, mettendo in ginocchio il sistema agricolo e minacciando la biodiversità.

L’Anbi (Associazione nazionale consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue)- ha segnalato come al momento le condizioni del fiume Po siano in linea con quelle registrate durante l’intensa siccità del 2007, considerata dagli esperti ancora più grave di quella che nel 2017 costò all’agricoltura del Nord Italia ben 2 miliardi di danni. E il climatologo Luca Mercalli è arrivato a paragonare il clima su cui si assesterà la Pianura Padana nel prossimo secolo con quello del Pakistan, territorio in continua emergenza idrica caratterizzato da temperature record che toccano i 53 gradi.

La tendenza sul lungo periodo è quindi ormai chiara. Per monitorare fenomeni di questo tipo è nato L’Osservatorio Siccità (Drought Observatory), sviluppato dall’Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR con l’intento di ridurre il gap temporale fra insorgere ed evolversi degli eventi siccitosi, migliorando così la gestione delle emergenze. Ramona Magno, ricercatrice del CNR-IBIMET e del Laboratorio di Meteorologia Modellistica Ambientale (LaMMA) della Regione Toscana, nonché coordinatrice scientifica dell’Osservatorio Siccità, chiarisce la dinamica a cui stiamo assistendo: «Dall’inizio del secolo si sono verificati episodi siccitosi di intensità elevata e di medio-lunga durata, fra i 6 e i 12 mesi. Dall’analisi di questi episodi emerge come il deficit di pioggia interessi sempre più frequentemente il periodo tardo autunno-invernale, per poi proseguire nelle stagioni successive, quando le temperature raggiungono i valori più alti dell’anno, determinando ulteriori perdite della risorsa idrica per evapotraspirazione. In tale situazione si creano problemi non solo nella portata di fiumi e laghi, ma anche a livello di falda, con gravi impatti sulle attività agricole e progressivamente sulla disponibilità di acqua per usi potabili e industriali».

Nei primi mesi del 2019 la portata del Po è già stata di molto inferiore alla media stagionale, toccando il -70% in gennaio e il -40% in febbraio. A richiamare l’attenzione è anche la situazione dei grandi laghi lombardi, i cui livelli sono fortemente al di sotto la media. Ramona Magno spiega: «Anche questo autunno-inverno si è caratterizzato come decisamente anomalo, con scarse e spesso intense precipitazioni; anche la neve caduta è stata poca e concentrata a quote elevate».

Con uno zero termico registrato quest’anno anche a 3000 metri, la scarsità di manto nevoso riduce ulteriormente la speranza che laghi e fiumi si riassestino dopo lo scioglimento primaverile. L’origine del problema va cercata sull’Atlantico: «Negli ultimi quattro mesi la circolazione atlantica che porta le piogge nei periodi freddi si è mantenuta molto più a nord rispetto al normale, favorendo una maggior frequenza di tipi di circolazione anticiclonica e, quindi, anche temperature al di sopra delle medie del periodo. Inoltre le previsioni stagionali che abbiamo per i prossimi mesi primaverili, abitualmente piovosi, indicano piogge nella media se non lievemente al di sotto e temperature presumibilmente superiori». Una congiuntura che si traduce in un verdetto infausto per l’economia agricola, ossia in «una scarsa probabilità di riuscire a recuperare il deficit accumulato, con il conseguente verificarsi di un nuovo prolungato evento siccitoso».

Tra le tante sfaccettature del processo di riscaldamento capaci di avere ripercussioni sull’economia troviamo in primo luogo la “finta primavera”, che anticipa il risveglio dei germogli rendendoli così vulnerabili alle gelate ancora possibili tra marzo e aprile. I danni per la produzione in questo caso sono incalcolabili. Salta poi la programmazione delle colture, con ortaggi diversi che maturano nello stesso momento a causa delle temperature anomale. Contemporaneamente, aumenta passo passo la risalita del cuneo salino lungo il delta del Po, minacciando aree produttive e habitat protetti di dimensioni sempre più ampie. L’acqua dolce del fiume, ridotta al minimo, non contrasta più l’immissione di acqua salata, che riesce così ad espandersi per oltre nove chilometri modificando interi ecosistemi. Sommati agli effetti diretti della riduzione delle precipitazioni questi fenomeni hanno già portato in febbraio a un aumento dei prezzi di frutta e verdura del 18%.


Il verdetto per l’economia agricola in poche parole: «Una scarsa probabilità di riuscire a recuperare il deficit accumulato, con il conseguente verificarsi di un nuovo prolungato evento siccitoso».

Il costo da pagare è elevato in termini economici e ambientali e potrà essere contenuto solo guardando in faccia la realtà. Il rischio è che in un circolo vizioso le tecniche agricole scorrette si sommino all’aumento delle temperature determinando un irrecuperabile impoverimento del territorio. «Gli effetti dei cambiamenti climatici in Pianura Padana sono già visibilmente all’opera» dichiara Claudio Celada, Direttore Conservazione Natura della Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU), associazione sempre più impegnata nello studio e nella proposta di nuovi modelli agricoli compatibili con la conservazione faunistica. «In questo contesto la biodiversità deve già fare i conti con elevata urbanizzazione e consumo del territorio, un’agricoltura molto intensiva e poco ospitale per la diversità biologica, presenza ubiquitaria di infrastrutture lineari (strade, ferrovie, elettrodotti).

Un’agricoltura peraltro dominata da coltivazioni a mais utilizzate soprattutto come foraggio per gli allevamenti di bestiame; il mais richiede molta acqua, una risorsa che nei prossimi anni scarseggerà, ed elevati input chimici che dobbiamo a tutti i costi ridurre fino ad annullarli, anche perché sono causa di elevate immissioni di gas clima-alteranti».

Aumenta passo passo la risalita del cuneo salino lungo il delta del Po, minacciando aree produttive e habitat protetti di dimensioni sempre più ampie. L’acqua dolce del fiume, ridotta al minimo, non contrasta più l’immissione di acqua salata, che riesce così ad espandersi per oltre nove chilometri modificando interi ecosistemi

Che strada percorrere allora per limitare i danni? Se su larga scala è necessario lavorare per temperare l’ormai avviato processo di riscaldamento globale attraverso la riduzione dei gas serra, sul territorio servono soluzioni immediate che combinino la tutela della ricchezza biologica con un’agricoltura realmente sostenibile, che non intacchi l’equilibrio ambientale: «Ormai nella programmazione agricola della Pianura Padana occorre mettere in conto il cambiamento climatico» ha dichiarato Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, «bisogna iniziare a riprogrammare per aumentare la resilienza, diversificando le colture, migliorando la risposta del suolo agli stress idrici, aumentando le rotazioni».

Celada aggiunge: «Dobbiamo fermare immediatamente il consumo del suolo, affidandoci unicamente alla rigenerazione urbana. Il dibattito politico è dominato dalla contrapposizione su si/no alle grandi opere. Noi pensiamo che occorra grande prudenza in questo settore, migliorando la gestione di quanto esiste ed evitando nuove opere inutili». E conclude: «Serve un adattamento che avvantaggi le comunità umane in termini di salute e di risorse per le prossime generazioni, perché oggi ci stiamo giocando anche la fertilità dei suoli. Contemporaneamente dobbiamo consentire alle specie animali e vegetali di persistere in un ambiente già di per sé parecchio compromesso. Di vitale importanza è prendere sul serio aree protette, parchi naturali e riserve naturali, inclusi i siti Natura 2000 protetti dalle direttive europee, come laboratori per operare questo cambiamento. La politica decida e si prenda le sue responsabilità, invece di marginalizzare il ruolo di queste aree preziosissime. Non c’è più tempo per rimandare queste decisioni».

https://www.agi.it/cronaca/siccita_...ews/2019-03-14/

"A Nord-Ovest e lungo il Tirreno fiumi e laghi in secco. A Est, sulle coste adriatiche e a Sud fino alla Sicilia, acqua in abbondanza.
C’è una linea che attraversa in senso longitudinale il nostro paese e che segna due scenari profondamente diversi tra loro: da una parte una siccità che sembra annunciarsi molto seria e dall’altra, al contrario, un quadro che vede il pieno recupero dei bacini idrici che vanno dal Friuli fino alla Sicilia.

C’è anche il rischio che neanche le piogge di questi giorni possano riuscire a colmare il deficit idrico tra le due aree del paese.

Il paradosso sta tutto nei numeri che raccontano della secca del Po e degli invasi siciliani già colmi e quasi al limite della loro capacità di trattenere acqua.

Il Settentrione è il più colpito
Quella che preoccupa è naturalmente la siccità al Nord che sembra interessare il quadrante più occidentale.

E’ dal mese di gennaio che sono cominciati ad arrivare i primi segnali preoccupanti, quando le tempeste che subito dopo la Befana hanno portato copiose nevicate si sono concentrate prevalentemente sui versanti settentrionali dell’arco alpino, soprattutto in Baviera e in Austria con accumuli molto consistenti e superiori anche al metro.

In quella occasione, una sacca di alta pressione aveva impedito che le precipitazioni interessassero anche i versanti meridionali, quelli italiani delle Alpi, lasciando a secco gli impianti sciistici in Trentino.

Se però a gennaio era assolutamente prematuro parlare di rischio siccità, ora l’allarme è conclamato.

Almeno per il settore occidentale delle Alpi siamo in piena siccità. A raccontarlo in maniera eloquente è il Po, il grande fiume che con i suoi 71.000 chilometri quadrati di bacino idrografico drena le acque di gran parte dell’Arco Alpino centrale e occidentale e dell’Appennino Settentrionale.

Alla stazione di Boretto oggi il livello del grande fiume è a meno 2,44 metri rispetto alla soglia dello zero idrografico e la tendenza è in leggero ma costante calo.

Per avere un raffronto, basta ricordare che all’inizio di agosto del 2017, in piena estate dunque e nell’anno della grande siccità era a -3 metri e 8 centimetri.

Un fenomeno in aumento
La siccità non è però una novità, e anzi, pare essere un fenomeno che, per questa area del paese sembra essere in aumento.

“Se guardiamo alle dinamiche di lungo periodo - spiega Massimiliano Pasqui, ricercatore dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e coordinatore dell’Osservatorio Siccità - si osserva un aumento significativo degli eventi siccitosi in questa area del paese”.

Significa che episodi di siccità più o meno intensa sono sempre più frequenti e questo si traduce in uno stress molto più intenso sui corpi idrici che fanno fatica a recuperare e a tornare a livelli ottimali.

Un fenomeno aggravato dalle temperature sempre crescenti che mettono a rischio i ghiacciai e dunque le riserve idriche destinate ad alimentare i corsi d’acqua nella stagione estiva.

Alla fine di febbraio l'anticiclone Frauke ha mandato in tilt tutte le centraline di rilevamento della temperatura in Europa, con un impatto davvero significativo.

“Sulle Alpi Graie in Piemonte afferma Claudio Cassardo, meteorologo dell’Università di Torino - nella stazione ARPA di Lago Agnel (a 2300 metri di quota) il termometro non è sceso sotto zero per tre giorni consecutivi, pur essendoci sotto la capannina uno spessore di oltre un metro di neve al suolo”.

“Anche la stazione più in alto, sulla cima della Gran Vaudala (a oltre 3200 m di quota), ha fatto registrare una massima di oltre 7 gradi. Sono solo due dei numerosissimi esempi che si potrebbero citare”.

“I ghiacciai alpini fondono quindi abbondantemente già a febbraio, e a fronte di un inverno non particolarmente abbondante in neve, queste caldazze suscitano parecchia preoccupazione”.
Eventi siccitosi più frequenti e temperature sempre più calde rallentano il recupero dei corpi idrici e anche di quelli su cui facciamo affidamento per dissetare le città.

Emblematico il caso del Lago di Bracciano che, proprio nell’estate del 2017, è stato protagonista della crisi idrica della Capitale.

siccita italia tirreno nordovest
 siccità aridità secco terra terreno
A distanza di quasi due anni dallo stop delle captazioni, il lago è ancora a -145,5 centimetri dallo zero idrometrico, cioè a livelli che sono ben al di sotto della soglia stabilita dalla Regione Lazio per poter usare le sue acque in caso di necessità.

Se nei prossimi mesi la siccità dovesse acuirsi, Roma non potrà contare sulla sua riserva strategica.

“Per il momento - dichiara Erasmo D’Angelis, segretario generale dell’Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale - non sembra esserci alcun rischio per l’area dell’Italia centrale che ricade sotto la nostra giurisdizione (Marche, Umbria, Abruzzo e gran parte del Lazio)”.

Non illudiamoci: queste piogge non bastano
Tuttavia la guardia è alta e la situazione è strettamente monitorata. “Resta uno stato di attenzione generale e tra una ventina di giorni riuniremo di nuovo l’Osservatorio permanente per gli usi idrici e valuteremo di nuovo l’evoluzione della situazione”, aggiunge D’Angelis.    

Anche le piogge di questi giorni non devono trarre in inganno. “Questi - sottolinea Pasqui - sono mesi abitualmente molto piovosi, è dunque normale che piova. Il punto è capire se pioverà sopra la media in modo da compensare l’acqua che è mancata nei mesi precedenti”.
Le stime elaborate proprio dal Consiglio Nazionale delle ricerche non sembrano però essere incoraggianti.

“Le proiezioni che abbiamo elaborato per i prossimi tre mesi - prosegue - indicano che avremo un livello di precipitazioni nella media stagionale se non addirittura al di sotto della media”.

Se le proiezioni dovessero trovare conferma nelle prossime settimane significa che ci troveremo ad affrontare la stagione calda, quella in cui i consumi aumentano alle stelle, con un deficit idrico, che in certe aree è consistente.

“Contrastare la siccità significa mettere in campo azioni che permettano di mitigare la carenza delle risorse nei momenti più critici, come per esempio i mesi estivi. Forse in questo caso - conclude - è arrivato il momento di trovare in tempo soluzioni efficaci che consentano di affrontare la crisi”. "
 




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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#21  Carletto89 Mer 27 Mar, 2019 12:16

Quando parliamo di siccità, forte carenza di precipitazioni, allarmismi per l'imminente futuro ecc... Lo facciamo con cognizione di causa o è solo una percezione soggettiva?

Secondo questa interessante analisi, non c'è ancora da allarmarsi ma dovremo presto farlo se aprile e maggio non rispetteranno i standard medi precipitativi, ergo: le paure che un po tutti abbiamo per la forte carenza di precipitazioni che da febbraio è tornata a farci visita rischiano di non sparire bensì di diventare una brutta realtà.

La Carenza di precipitazioni sull’Italia Analizzata con l’Ausilio di Serie Storiche di Lunga Durata - da Climatemonitor
 




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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#22  Frasnow Mer 27 Mar, 2019 13:37

Carletto89 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Quando parliamo di siccità, forte carenza di precipitazioni, allarmismi per l'imminente futuro ecc... Lo facciamo con cognizione di causa o è solo una percezione soggettiva?

Secondo questa interessante analisi, non c'è ancora da allarmarsi ma dovremo presto farlo se aprile e maggio non rispetteranno i standard medi precipitativi, ergo: le paure che un po tutti abbiamo per la forte carenza di precipitazioni che da febbraio è tornata a farci visita rischiano di non sparire bensì di diventare una brutta realtà.

La Carenza di precipitazioni sull’Italia Analizzata con l’Ausilio di Serie Storiche di Lunga Durata - da Climatemonitor

Me lo sono letto con grande interesse Cà, beh non resta che sperare in qualcosa di buono prossimamente
 




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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#23  marvel Mer 27 Mar, 2019 16:31

Non facciamo allarmismi prematuri.
Siamo ancora a primavera, ci sono ancora troppi SE... se non pioverà ad Aprile, se non pioverà a Maggio, idem per giugno... SE l'estate sarà particolarmente calda e secca... SE SE SE
Se sapessimo aspettare, invece di gridare al lupo al lupo anzi tempo , faremmo una cosa assai più saggia.
Solo che va poco di moda.
Ricordo che, anche in queste lande (Forumisticamente parlando) diversi anni fa si urlava alla desertificazione... salvo poi essere sommersi da fiumi d'acqua e da proclami di tropicalizzazione...
Si chiama variabilità climatica (che non c'entra nulla con il Cambiamento climatico, ma è espressione stessa della natura del CLIMA. Le medie climatiche sono tutt'altra cosa e non rappresentano le oscillazioni interannuali o anche decennali, che invece sono normalissime).
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#24  nicola59 Mer 27 Mar, 2019 18:07

marvel ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Non facciamo allarmismi prematuri.
Siamo ancora a primavera, ci sono ancora troppi SE... se non pioverà ad Aprile, se non pioverà a Maggio, idem per giugno... SE l'estate sarà particolarmente calda e secca... SE SE SE
Se sapessimo aspettare, invece di gridare al lupo al lupo anzi tempo , faremmo una cosa assai più saggia.
Solo che va poco di moda.
Ricordo che, anche in queste lande (Forumisticamente parlando) diversi anni fa si urlava alla desertificazione... salvo poi essere sommersi da fiumi d'acqua e da proclami di tropicalizzazione...
Si chiama variabilità climatica (che non c'entra nulla con il Cambiamento climatico, ma è espressione stessa della natura del CLIMA. Le medie climatiche sono tutt'altra cosa e non rappresentano le oscillazioni interannuali o anche decennali, che invece sono normalissime).
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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#25  Carletto89 Mer 27 Mar, 2019 18:20

Marvel, mi spiace che non si sia capito il senso del mio post ma non voleva gridare a nessun allarmismo, al contrario voleva dare, tramite l'analisi linkata, una spiegazione ed una sorta di stato dei fatti sul deficit pluviometrico che ci sta interessando e rimarcare il fatto che nonostante tutto al momento non è nulla di eccezionale.

Visto appunto la situazione avara di piogge che ci sta interessando da febbraio in maniera molto evidente, trovo che non ci sia nulla di male nel fare delle ipotesi con dei se e dei ma per i prossimi mesi primaverili, su quali potrebbero essere le conseguenze.
Come sempre prima o poi la situazione speriamo si sbloccherá, ci mancherebbe altro.
 




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#26  marvel Mer 27 Mar, 2019 19:14

Carletto89 ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Marvel, mi spiace che non si sia capito il senso del mio post ma non voleva gridare a nessun allarmismo, al contrario voleva dare, tramite l'analisi linkata, una spiegazione ed una sorta di stato dei fatti sul deficit pluviometrico che ci sta interessando e rimarcare il fatto che nonostante tutto al momento non è nulla di eccezionale.

Visto appunto la situazione avara di piogge che ci sta interessando da febbraio in maniera molto evidente, trovo che non ci sia nulla di male nel fare delle ipotesi con dei se e dei ma per i prossimi mesi primaverili, su quali potrebbero essere le conseguenze.
Come sempre prima o poi la situazione speriamo si sbloccherá, ci mancherebbe altro.


Nulla da dire su quella di climatemonitor...

però... se non è esageratamente allarmistica una descrizione del genere.... che di ANALISI non ha niente, sono solo CONGETTURE.

L’Umbria nella morsa del caldo

paesaggi-umbria: La danza della pioggia sembra non bastare per scongiurare il rischio di una vera e propria catastrofe. L’Umbria, al pari di tante altre regioni e’ a secco. All’autunno e all’inverno scarsi di millimetri di pioggia e neve sui rilievi, si sono aggiunti una primavera particolarmente ‘arida’. Secondo alcuni esperti, questa situazione sara’ solo la prima di una serie di lunghi periodi con i quali dovremo fare i conti. Gli studi sui cambiamenti climatici lo confermano: a periodi sempre piu’ lunghi caratterizzati da un aumento delle temperature e una diminuzione della piovosita’, si accompagneranno una concentrazione delle precipitazioni in periodi piu’ brevi, e quindi emergenze. Negli ultimi anni in Umbria, come del resto in molte regioni del centro e del sud del Paese si e’ verificato un inasprimento dei fenomeni estremi. Dall’emergenza idrica’ si e’ passati ad eventi alluvionali di tipo tropicale e per quanto ci si voglia attrezzare per affrontare al meglio queste calamita’, con piani di monitoraggio e prevenzione e un’attenta programmazione per la tutela delle risorse idriche e la difesa idraulica del territorio, la forza della natura ci prende quasi sempre in contropiede. Ma a garantire l’approvvigionamento idrico e ridurre gli impatti dei prolungati periodi con scarse precipitazioni, l’Umbria puo’ contare sui due invasi di Montedoglio e della diga sul Chiascio e su un sistema di interconnessione di condotte e acquedotti. Di sicuro, spiegano alcuni esperti, la gestione della risorsa idrica e la messa in sicurezza del territorio rappresentano una priorita’. Come sempre in queste circostanze le associazioni dei coltivatori, i primi ad essere interessati da questa sciagura, hanno lanciato l’ennesimo grido di allarme. E se ad una primavera ‘avara’ di pioggia, si dovesse aggiungere un’estate rovente, a far la parte del leone saranno gli incendi che gia’ in molte regioni del centro fanno registrare i primi focolai. E le previsioni mostrano senza appello il volto della preoccupazione. Per i prosimi giorni sono infatti attese temperature massime sopra i 30 gradi. A parte i probabili annuvolamenti pomeridiani sui rilievi, il tempo si manterra’ stabile e soleggiato su gran parte del Paese, mostrando, in generale per l’area centrale dell’Italia, un consolidamento ulteriore dell’anticiclone atlantico con caldo e Siccita’ crescente. Secondo il meteo ‘solo’ in Valnerina, salvo sorprese, sono attesi occasionali rovesci.

 




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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#27  il fosso Mer 27 Mar, 2019 19:44

marvel ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Non facciamo allarmismi prematuri.
Siamo ancora a primavera, ci sono ancora troppi SE... se non pioverà ad Aprile, se non pioverà a Maggio, idem per giugno... SE l'estate sarà particolarmente calda e secca... SE SE SE
Se sapessimo aspettare, invece di gridare al lupo al lupo anzi tempo , faremmo una cosa assai più saggia.
Solo che va poco di moda.
Ricordo che, anche in queste lande (Forumisticamente parlando) diversi anni fa si urlava alla desertificazione... salvo poi essere sommersi da fiumi d'acqua e da proclami di tropicalizzazione...
Si chiama variabilità climatica (che non c'entra nulla con il Cambiamento climatico, ma è espressione stessa della natura del CLIMA. Le medie climatiche sono tutt'altra cosa e non rappresentano le oscillazioni interannuali o anche decennali, che invece sono normalissime).
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Messaggio Re: Allarme Siccità In Italia: La Situazione Regione Per Regione

#28  Frosty Mer 27 Mar, 2019 20:04

il fosso ha scritto: [Visualizza Messaggio]
marvel ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Non facciamo allarmismi prematuri.
Siamo ancora a primavera, ci sono ancora troppi SE... se non pioverà ad Aprile, se non pioverà a Maggio, idem per giugno... SE l'estate sarà particolarmente calda e secca... SE SE SE
Se sapessimo aspettare, invece di gridare al lupo al lupo anzi tempo , faremmo una cosa assai più saggia.
Solo che va poco di moda.
Ricordo che, anche in queste lande (Forumisticamente parlando) diversi anni fa si urlava alla desertificazione... salvo poi essere sommersi da fiumi d'acqua e da proclami di tropicalizzazione...
Si chiama variabilità climatica (che non c'entra nulla con il Cambiamento climatico, ma è espressione stessa della natura del CLIMA. Le medie climatiche sono tutt'altra cosa e non rappresentano le oscillazioni interannuali o anche decennali, che invece sono normalissime).
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