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Messaggio Gli antichi Umbri

#1  burjan Lun 02 Gen, 2006 22:59

IL POPOLO PIU’ ANTICO D’ITALIA: GLI UMBRI

 ciotola


Secondo gli autori antichi, gli Umbri sarebbero il popolo più antico d'Italia (gens antiquissima Italiae).
La prima citazione letteraria di questo popolo si deve al famoso storico greco Erodoto, il quale ci colloca però, facendo riferimento al corso della Drava, in una non ben precisata zona dell'Italia Settentrionale e/o della Slovenia, per poi però precisare che gli Etruschi, al tempo della loro migrazione dalla Lidia (XIII sec. a.C.) si stabilirono nel territorio abitato dagli Umbri.

Arriviamo così alla definizione di uno spazio che è stato definito "Grande Umbria" e che probabilmente si riferisce, in realtà, non già al dominio di questo popolo così come giunto alle soglie della storia (IX-VIII sec. a.C.), ma all'insieme dei popoli appartenenti all'insieme indoeuropeo italo-celtico, giunti in Italia alla fine dell'Età del Bronzo, fra l'XI ed il X sec. a.C., proprio dal settore occidentale dei Balcani, dalle attuali Austria e Slovenia.

Per questo insieme di popoli il linguista Ancillotti ha proposto il nome di "Savini", ossia "alleati".
Le loro lingue erano strettissimamente imparentate e si diffusero nelle attuali Umbria, Marche, Lazio settentrionale ed Abruzzo occidentale.
Si trattava di genti guerriere, che introdussero un tipo di ceramica ed usi funerari affatto diversi da quelli dei popoli precedenti, rispetto ai quali gli archeologi riconoscono una differenza radicale. Alcune vetrine del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, ad Ancona, ne rendono molto bene l'idea. Gli italo-celtici della prima ondata praticavano l'incinerazione, tanto che la loro cultura si chiamava "Campi d'urne".

A contatto coi popoli preesistenti, però, gli invasori modificarono le loro usanze, e tornarono all'inumazione. Non solo: adottarono anche credenze religiose pre-indoeuropee (la dea - madre Cupra). Al loro interno iniziò anche un processo di differenziazione. Vivevano per lo più in centri collocati sulle rive dei laghi, non erigevano fortificazioni e non sembra conoscessero grandi differenze sociali.

Nel frattempo la cultura villanoviana (X-VIII sec. a.C.), promossa dagli Etruschi, si sviluppava già in Emilia, Toscana, Alto Lazio. Quando, a seguito di mutamenti climatici, l'Italia conobbe un autentico boom agricolo e demografico (fine IX sec. a.C.) anche gli Umbri iniziarono ad espandere coltivazioni e villaggi, finendo fatalmente per confrontarsi coi loro vicini, i quali forse, intorno al VIII sec. a.C., furono rafforzati da altri coloni e principi provenienti dalla madre patria. Furono decenni di guerre sanguinose, ma alla fine gli Umbri dovettero ritirarsi dietro un bastione naturale allora inespugnabile: il Lago Tiberino, che divideva in due la nostra regione.

Quelle genti dovevano ormai aver acquisito una notevolissima maturità culturale e sociale, soprattutto, si può supporre, in ambito giuridico, religioso ed istituzionale. Non dimentichiamo che gli Umbri, tramite la loro tribù meridionale (i Sabini) recitarono un ruolo decisivo nell'articolato e sofisticatissimo processo della fondazione di Roma. La religione di Roma antica risulta fortemente influenzata da quella umbra.

A partire dal VII secolo, i rapporti con gli Etruschi sembrano consolidarsi e definirsi, grazie all'intermediazione di una città di frontiera. L'etrusca Velzna (Orvieto) presta agli Umbri il proprio alfabeto, li introduce nel grande giro del commercio internazionale, ne acquista i prodotti agricoli e dell'allevamento, probabilmente arruola i giovani umbri più bellicosi, o consente  loro di arruolarsi come mercenari. Nel 540 a.C. gli Umbri, come soldati di ventura o addirittura come compagine politica, affiancano gli Etruschi nelle loro guerre in Italia meridionale.  I ricchi corredi delle tombe di Terni e Colfiorito testimoniano che è ormai nata un'aristocrazia di possidenti e nobili, che detiene oggetti di lusso, conosce la ceramica greca, esercita un'egemonia sulla propria collettività ed ha imparato a godersi la vita.

Alla fine del VI secolo, registriamo anche la nascita della città di Perugia, in cui l'elemento umbro ha fin dall'inizio una grande importanza. Si diffonde una leggenda di co-fondazione, l'archeologia restituisce armi appartenenti all'arsenale cittadino inventariate in umbro. Cionostante, nel 500 a.C. circa, l'occupazione del territorio era ancora  basata su piccoli villaggi fortificati in altura, i cosiddetti castellieri,  e non su grandi città, come nella vicina Etruria. Punti di aggregazione erano  soprattutto i grandi santuari, legati alle divinità del mondo agricolo-pastorale: qui infatti si raccoglievano varie comunità per celebrare festività e ricorrenze ma anche per prendere decisioni di carattere politico.

A partire dal 450 a.C. nascono le prime vere polis,  sul modello greco-etrusco, come Todi, Amelia, Spoleto, Gubbio  e Terni. E' probabile che, proprio in quegli anni, sul modello greco, sia nata la Lega federale, e sia iniziato anche un modesto movimento coloniale verso Nord (Sarsina, Rimini, Ravenna), interrotto bruscamente, nel 390 a.C., dall'invasione celtica della ValPadana, poi direttasi, come noto, verso l'Etruria e Roma.
 
Un evento centrale nella storia umbra. I documenti storici e l'archeologia sembrano adombrare l'ipotesi di un'occupazione consensuale di parte del territorio umbro da parte dei Galli Senoni, con numerose tracce di insediamento comune nelle zone delle attuali Marche settentrionali. Fatto sta che non vi è traccia di battaglie fra Brenno e i nostri antenati, e che alcuni autori latini definiscono l'Umbria "vecchia propaggine celtica".

Furono certamente questa invasione, il movimento coloniale, lo sviluppo urbano degli Umbri a segnare l'inizio delle rivalità cittadine e presumibilmente la ripresa della conflittualità coi popoli vicini.  Roma, approfittando di questa situazione, cominciò a perseguire una sottile politica di alleanza e occupazioni, volta all'annessione del territorio umbro. Punti salienti di questa politica furono l'alleanza, nel 310 a.C., con Camerino e Otricoli. L'occupazione del settore centrale della regione fu compiuta con la conquista di Mevania, capitale della Lega (305 a.C.).  e la fondazione della colonia di Narnia (Narni) nel 299 a.C.
Atto conclusivo della conquista è la celebre battaglia di Sentino (295 a.C.) in cui i Romani annientano le truppe coalizzate dei Galli e dei Sanniti, dopo aver allontanato dal campo di battaglia, con uno stratagemma, Umbri ed Etruschi.
Il controllo del territorio è assicurato attraverso un'intensa opera di colonizzazione: nell'Umbria propriamente detta ricordiamo le colonie latine di Narnia (oggi Narni), del 299 a.C., e di Spoletium (Spoleto), del 241 a.C.; all'indomani della vittoria sui Senoni, nel 283 a.C. viene fondata nell'ager Gallicus la colonia romana di Sena Gallica, l'odierna Senigallia e nel 268 a.C. l'importantissima colonia latina di Ariminum, ai confini settentrionali dell'agro Gallico, ma in età augustea inclusa nella regio VIII Aemilia, infine nel 247 a.C. la colonia romana di Aesis (oggi Jesi).
Ma è soprattutto l'azione di C. Flaminio a segnare un un progresso decisivo per la romanizzazione della regione: nel 232 a.C. il discusso uomo politico, allora tribuno della plebe, fa approvare una lex Flaminia de agro Gallico et Piceno viritim dividundo, che prevedeva la distribuzione individuale (viritim) degli appezzamenti di terreno che non erano stati già assegnati alle colonie fondate nell'area. Nel 220 a.C. Flaminio, censore, promuove la costruzione della grande via di collegamento tra Roma e la pianura Padana, la via Flaminia, che, attraversata tutta l'Umbria, giungeva sulla costa presso Fano e poi proseguiva fino a Rimini. Il processo di colonizzazione peraltro non si arresta, fino all'età triumvirale ed augustea.

Nel 250 a.C. circa, quasi tutte le città umbre erano ormai entrate nell'orbita di Roma, per lo più in un rapporto di alleanza cui si mantennero sempre fedeli anche durante la discesa di Annibale in Italia, che proprio sul lago Trasimeno inflisse, nel 217 a.C., una tremenda sconfitta ai Romani. La fedeltà degli Umbri a Roma divenne proverbiale tanto che i migliori soldati delle legioni provenivano da queste terre. Tale fedeltà fu poi ricompensata, nel 90 a.C., dall'equiparazione dei cittadini Umbri ai cittadini Romani, cosa che significava, per gli Umbri, la possibilità di godere a pieno titolo dei diritti civili e amministrativi del codice romano.

Nel primo decennio dell'era cristiana l'imperatore Augusto divise l'Italia in 14 regioni e l'Umbria costituì, con questo stesso nome la VI regio che, fino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), godette di una relativa tranquillità e prosperità.
 




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#2  andrea75 Mar 03 Gen, 2006 16:31

Bellissimo Luis... questa è storia VERA... raccontata con la tua consueta precisione e capacità.

GRAZIE!  
 




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#3  burjan Mer 04 Gen, 2006 00:19

SECONDA PUNTATA: LE TAVOLE DI GUBBIO

Quasi tutto ciò che sappiamo sugli antichi Umbri lo dobbiamo a questo straordinario documento, il più importante testo rituale giunto dall'antichità europea pre-cristiana fino ai giorni nostri.

 tavoletotalea
 
Intorno al I secolo a.C. i magistrati della città di Gubbio, ormai municipio romano, fanno trascrivere su alcune tavole bronzee (delle quali se ne sono conservate sette) le modalità di svolgimento delle cerimonie rituali del collegio sacerdotale dei Fratelli Atiedii. Si ritiene che il corpus di tradizioni che così passa all'eternità risalga, almeno nel nucleo più antico, al VII secolo a.C., mentre le parti più recenti non andrebbero oltre il III.

Intorno al 1444 furono casualmente ritrovate e successivamente acquistate dal Comune di Gubbio; oggi si trovano nel Palazzo dei Consoli, esposte nel relativo museo e collocate in teche di vetro.

Alcune delle tavole sono scritte, come abbiamo detto, in grafia etrusca adattata alla lingua umbra. E l'adattamento era necessario, perché le due lingue, una indoeuropea (la nostra) e l'altra no, erano lontane fra di loro come oggi lo sono il basco e lo spagnolo: totalmente diverse, assolutamente incomprensibili fra loro. Le altre sono invece scritte in caratteri latini ed in stampatello, pefettamente leggibili anche per il  lettore moderno.

Leggibili non significa comprensibili. Vanamente, come vedrete, cercheremmo corrispondenze con i dialetti umbri di oggi, i quali sono completamente derivati dal latino, semmai con influenze semantiche longobarde.
Dal latino  l'antico umbro era distante, grosso modo, come l'italiano dal portoghese o dal rumeno: cugini, ma un pò lontani, di quelli con cui ci si vede di rado. L'antico Umbro apparteneva infatti alla famiglia  linguistica osca, quella delle genti appenniniche; per capirci, era pressoché identico alla lingua parlata dai Sabini, e, ancor più a Sud, dai Sanniti.

Letto in traduzione, il testo è di una assoluta monotonia e ripetitività; i rituali ci fanno comprendere molte cose sulla vita e sulla religione umbra, ma dobbiamo affidarci alle complesse interpretazioni di generazioni di studiosi.

Ciò nonostante, ci si imbatte in particolari sorprendenti, illuminanti.

Il campanilismo delle genti umbre è di antica data, e questo non può meravigliare, in una terra articolata, fin dalla più remota antichità, in vere e proprie città-stato (in umbro "tota") sul modello delle poleis greche.

Questo rapporto conflittuale, che abbiamo visto essere egregiamente utilizzato dai Romani, si nota attraverso le maledizioni rituali, in cui ci si imbatte abbastanza di frequente, pronunciate contro alcuni popoli vicini.
Queste maledizioni, in realtà, più che essere vere e proprie formule ostili di magia nera, erano un modo per circoscrivere i confini del popolo umbro, per riaffermarne con rituali l'identità.

Ecco il testo della più famosa e terribile maledizione, pronunciata contro i gualdesi (quale altra rivalità campanilistica europea è così antica?).

"Scerfie martier, Prestota Scerfia, Tursa Scerfia, totam tarsinatem trifo tarsinatem tuscom naharcom iabuscom nome totar tarsinater trifo totar tarsinater trifor  (...) nerf scihitu anscihitu Iovie hostatu anhostatu tursitu tremitu hondu holtu ninctu nepitu sonitu savitu preplotatu preuilatu"

"Tu, Scerfo Marzio, e tu, Prestota Scerfia di Scerfo Marzio, e tu, Torsa Scerfia di Scerfo Marzio, impaurisci e fa tremare, sconfiggi e distruggi, uccidi e annienta, ferisci e trafiggi, imprigiona e metti in catene la Città di Tadino, quelli del territorio di Tadino, la nazione etrusca, quella naharka e quella iapodica".

Non vi sono mai stati dubbi sull'identificazione della "totam tarsinatem", né su quella "tusca". I "naharkus" sono quasi sicuramente gli abitanti della conca ternana (Nahar era l'antico nome del Nera), mentre qualche problema in più l'hanno creato gli "Iapuzkus", citati anche in altri passi come nemici tradizionali. Si ritiene generalmente che si tratti dei Piceni, più probabilmente di tribù dell'Appennino orientale non ancora indoeuropeizzate, delle quali tracce si riscontrano nel nome della tribù pugliese degli Iapigi.

Le Tavole sono piene di suggestioni e di notizie su un mondo che sembra abissalmente lontano dal nostro, ma che forse lo è meno di quanto possiamo pensare.

In questa galoppata ci torneremo spesso.

Basta andare su Google e potrete trovare tutte le notizie che desiderate.
Io però vi consiglio di andarle a vedere di persona, dopo esservi documentati ed aver cercato di comprenderne l'importanza.

Entrare in quella stanza, trovarsele di fronte, toccarle, girarle, leggerne le formule arcane è una esperienza assolutamente toccante e irrazionale, significa trovarsi di fronte al più remoto passato di ciascuno di noi. Duemilasettecento anni fa i nostri antenati recitavano quelle formule, e se vogliamo noi possiamo ancora recitarle insieme a loro (facciamo a meno delle maledizioni rituali, anche se allo stadio ogni domenica si sente di molto peggio).

E' questo il vero fascino delle Tavole Iguvine.
 




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#4  andrea75 Mer 04 Gen, 2006 15:49

Aggiungo intanto qualcosa sulle origini degli Umbri, in particolare soffermandomi sulla nascita dei singoli comuni, aggiungendo altri cenni storici al già perfetto testo di Luisito.

ORIGINI DELL'UMBRIA (parte I):
Gli umbri esistevano molto prima dell'Umbria. Questa affermazione può sembrare strana, ma la maggior parte degli storici è d’accordo sul fatto che, tantissimo tempo prima della nascita di Roma, il popolo degli umbri venne dal Nord e si stabilì nella regione che da esso prese il nome.
Un popolo che possedeva già praticamente tutta l’Italia settentrionale salvo la zona abitata dai liguri, ad occidente, e quella abitata dagli Illiri ad oriente, compresa l’Istria e l’Epiro.
Gli umbri riuscirono ad estendere il loro dominio sino alla Toscana ed al Lazio settentrionale e verso l’Adriatico, fondarono le città di Rimini e Ravenna.
Le terre della regione che avrebbe preso di Umbria, erano aspre e selvagge, prive di vie di comunicazione. Vi dominavano impervie montagne, per lo più coperte da una fitta vegetazione, numerosi corsi d’acqua e zone lacustri.
Ad esempio, nella pianura in cui oggi troviamo Città di Castello, si estendeva un lago, il Lacus Tiberinus, ai margini del quale era stato costruito un villaggio di palafitte. Sui resti di questo villaggio, gli umbri edificarono Tifernum Tiberino.
Gli umbri sfruttarono al meglio la presenza dei fiumi per renderli navigabili, costruendo anche porti per le imbarcazioni. Intorno ad un porto sul fiume Clitunno crebbe e prosperò la città di Mevania (l’attuale Bevagna).
Un altro grande lago, che in forma di palude sarebbe stato presente sino al ‘500, si estendeva nella pianura fra Assisi e Spello. Era formato da numerosi corsi d’acqua che scendevano dal Subasio, ed era chiamato Lago Umber.
Fra Trevi e Bevagna v’era, invece, il lago Clitorius. In una zona collinare che sovrastava i 2 laghi Clitorius e Umber, gli Umbri costruirono il primo insediamento di una città che vollero dedicare ad una dea della loro religione, la dea Fulginia. In seguito il centro abitato sarebbe stato trasferito nella zona pianeggiante dando origine così alla città di Foligno.
Tra il IV e il III secolo A.C. gli umbri fondarono anche Gubbio, con il nome di IKUVIUM o IGUVIUM. La città divenne presto un potente centro religioso della nazione umbra, dove si radunava la Dieta Nazionale.
L’importanza della città in epoca umbra è testimoniata dalle Tavole Eugubine (vedi messaggio precedente): sette tavole di bronzo rinvenute nel 1444 nei pressi del teatro romano, un una camera sotterranea adornata di mosaici.
Le tavole eugubine rappresentano un documento di fondamentale importanza per capire la lingua degli antichi umbri. In maggioranza, le iscrizioni delle tavole riguardano procedure di carattere religioso, vi si descrivono diversi tipi di operazioni sacrificali. Il sacerdote che eseguiva il sacrificio era chiamato Flamine. Sul suo operato indagava un altro sacerdote, detto Fratico, che giudicava il modo in cui il sacrificio era stato compiuto. Il Flamine riceveva dal Fratico una ricompensa in denaro se il suo lavoro era stato ben svolto, o una multa in caso contrario. La città aveva una propria moneta, “l’Asse Ikuvino”.
Il principale culto praticato era quello di Marte Grabovio, il cui tempio si trovava verso Scheggia. Le cerimonie religiose si svolgevano in determinati periodi dell’anno e richiamavano numerosi abitanti dei paesi vicini, venivano così favoriti i mercati e gli scambi di merci.
 




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#5  burjan Mer 04 Gen, 2006 17:24

Citazione:

Tra il IV e il III secolo A.C. gli umbri fondarono anche Gubbio, con il nome di IKUVIUM o IGUVIUM. La città divenne presto un potente centro religioso della nazione umbra, dove si radunava la Dieta Nazionale.


La data va sicuramente spostata all'indietro, almeno intorno alla metà del VII secolo (data a cui risalgono i passi più antichi delle Tavole).

In merito alla Dieta Nazionale, non mi risultava si riunisse a Gubbio. Mi risulta invece che, almeno in epoca romana, gli Umbri partecipassero ai riti religiosi  collettivi annuali della nazione etrusca a Orvieto (poi Bolsena) e che solo nel IV sec. d.C., in pieno declino del paganesimo, Costantino il grande autorizzasse gli Umbri a riunirsi per conto loro, a Spello.

Secondo recenti studi della Soprintendenza Archeologica, il santuario federale degli Umbri si trovava nel sito dell'attuale Villa Fidelia, a Spello, mentre le magistrature federali avevano sede a Bevagna (Mevania).
 




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#6  andrea75 Mer 04 Gen, 2006 18:36

burjan ha scritto: 
Citazione:

Tra il IV e il III secolo A.C. gli umbri fondarono anche Gubbio, con il nome di IKUVIUM o IGUVIUM. La città divenne presto un potente centro religioso della nazione umbra, dove si radunava la Dieta Nazionale.


La data va sicuramente spostata all'indietro, almeno intorno alla metà del VII secolo (data a cui risalgono i passi più antichi delle Tavole).


Mah.... ho notato un po' di confusione in merito alla data: alcuni riportano il III secolo, altri il periodo tra il III e il II secolo A.C., altri come te ancora più indietro. Difficile forse stabilire una data esatta.
In merito alla Dieta Nazionale effettivamente quello che ho riportato è l'unico cenno documentato su una possibile riunione nella città di Gubbio; ho effettuato anche altre ricerche, ma non ho in effetti ritrovato altri riscontri storici.
In ogni caso a tra poco per la seconda e ultima parte dell'origine degli umbri, dove riporterò i cenni sulla fondazione della città di Perugia, dell'avvento degli etruschi ed della creazione del loro impero ed i principali motivi che poi ne comportarono la caduta.
 




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#7  andrea75 Mer 04 Gen, 2006 19:08

ORIGINI DELL'UMBRIA (parte II):

Gli umbri ben presto dovettero lasciare gran parte delle loro terre ad un popolo che sarebbe divenuto protagonista della storia dell’occidente: gli Etruschi (vedi messaggio precedente).
Secondo Erodono, gli etruschi provenivano dalla Lidia, in Asia Minore, a causa di una terribile carestia erano partiti, guidati da Tirreno, alla ricerca di un paese in cui vivere intorno al 1000 A.C. giunsero nelle regioni dominate dagli umbri, probabilmente per mare.
Gli etruschi tolsero agli umbri 300 città e li sospinsero ad oriente del Tevere. Il fiume divenne in seguito la naturale linea di confine tra i due popoli.
Ben presto gli etruschi raggiunsero una notevole prosperità economica e potenza politica. In particolare svilupparono i commerci per mare stabilendo intensi rapporti con i greci e i fenici.
Nacquero città portuali sui due mari che bagnavano la penisola che da essi presero il nome di Tirreno ed Adriatico.
Le città etrusche fiorirono ad occidente del Tevere, erano sempre poste in collina, garantendo in tal modo una migliore difesa ed un controllo più efficace delle vie di comunicazione.
Furono gli etruschi ad importare le colture della vite e dell’olivo, segnando fino ad oggi il paesaggio delle zone collinari umbre e toscane.
Ogni città etrusca era una città-stato, o “lucumonia”, dotata di una spiccata autonomia. Prima di edificare una città, gli etruschi ne tracciavano il perimetro con l’aratro. Secondo alcuni storici, la fondazione di Roma sarebbe avvenuta proprio ad opera degli etruschi.
Il popolo etrusco, pur avendo sviluppato un alto grado di civiltà, non ebbe mai una sufficiente forma di coesione politica. Le città-stato formavano una confederazione così composta: dodici nell’etruria, dodici sul Po’ e dodici a Mezzogiorno. Evidentemente il dodici era un numero che per gli etruschi aveva un significato rituale. Ogni gruppo di città veniva chiamato “dodecapoli”.

Perugia fu fondata dai Sarsinati, fiera gente umbra. Crebbe la popolazione e si estese il villaggio ad abbracciare più ampi spazi, dominando dall'alto gli altri villaggi sparsi tra i colli e la verde pianura. Perugia cominciò però ad acquistare una sua fisionomia cittadina solo quando, non senza feroci conflitti, fu costretta a subire il dominio etrusco: essi la riedificarono su due colli: il Monte del Sole e il Colle Landone, fra la nobile Etruria e l'aspra Sabina, da cui si poteva dominare l’intera Valle del Tevere.
Ma Sarsinati ed Etruschi, imparentati dalla convivenza imposta dagli eventi storici, divennero un unico popolo e vissero sicuri nella città fiorente di ben avviati commerci e bella di nobili costruzioni, entro la possente cerchia di mura, di cui ancora sussistono, a ricordo di quelle epoche lontane, alcuni baluardi. Secondo la testimonianza dello storico romano Tito Livio, Perugia sul finire del IV secolo a.C. era una delle dodici lucumonie della confederazione etrusca. Perciò inevitabili furono i suoi contatti con i Romani che , nel primo periodo della loro espansione, le inflissero dolorose sconfitte (310 a.C.). Perugia si alleò con le altre città etrusche, e con gli Umbri, con i Galli, con i Sanniti nel vano tentativo di arginare la conquista romana, finché entrò a far parte della summachia italica che univa a Roma, con vincoli di sudditanza più o meno rigida, tutte le genti della penisola
Nella parte settentrionale delle mura si apriva la porta della dell’Arco Etrusco, o Porta Pulchra, che si è conservata sostanzialmente uguale nel tempo sino ad oggi.
Ogni anno, a primavera i rappresentanti delle Lucumonie etrusche si riunivano al “Fanum Voltumnae”, centro politico e religioso della confederazione: qui venivano officiati i riti religiosi. Nell’occasione venivano organizzati diversi giochi e un grande mercato.
Purtroppo il "Fanum Voltumnae", non è mai stato individuato, anzi si discute ancora sulla sua possibile locazione, anche se appare assai verosimile che si trovasse nei dintorni dell'antica Volsinii, l'odierna Orvieto, che era al tempo un centro commerciale di notevole importanza.
Gli etruschi iniziarono una politica di espansione sia verso il Nord che verso il Sud della penisola, creando colonie in Campania (Capua e Nola), nella pianura padana (Parma, Modena, Felsina, l’odierna Bologna) e sulle rive dell’Adriatico (Spina, Adria, Rimini, Ravenna).
Gli etruschi furono i precursori dei romani, ai quali trasferirono i loro usi e costumi. Amavano i divertimenti ed i banchetti, ai quali partecipavano anche le donne. A differenza dei greci, infatti, gli etruschi non praticavano una rigida separazione dei sessi.
Nell’epoca del loro massimo sviluppo gli etruschi fecero il tentativo di confederare tutte le città-stato, eleggendo annualmente un Re unico scelto tra dodici Lucumoni. Anche il lucumone Perugino fu eletto più di una volta.
Colui che veniva eletto come Re unico era anche sacerdote supremo del culto. Le sue insegne distintive erano la veste porpora, lo scettro sormontato dall’aquila, la corona d’oro ed i fasci littori con la scure bipenne. Questi ultimi erano dodici e venivano offerti da ciascuna città della confederazione. Tutti questi elementi sarebbero stati, in seguito, adottati dai romani.
Il tentativo di unificazione ebbe vita breve: le rivalità interne tornarono ad avere il sopravvento ed ogni città si schiuse nel suo isolamento; la mancanza di coesione divenne, quindi, la causa principale della decadenza del popolo etrusco.

Qui si conclude la mia breve citazione sulle origini degli umbri e delle città umbre. Mi scuso per eventuali errori, ma ho trascritto tutto rigorosamente "a mano" da libri e testi in forma cartacea.
Eventuali riferimenti errati verranno invece puntualmente corretti dall'amico Burjan.
 




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#8  burjan Mer 04 Gen, 2006 22:37

Citazione:

Eventuali riferimenti errati verranno invece puntualmente corretti dall'amico Burjan.


Dio del cielo, non sono un censore!   Sono solo un appassionato di storia che ha avuto la ventura di fare buone letture, di avere una moglie archeologa ed una carissima amica che ha fatto una tesi di tre anni sugli Umbri...

Apprezzo enormemente il lavorone di Andrea, rassicurandolo: in rete e su tanti libri, scritti da dilettanti allo sbaraglio, se ne sentono e se ne leggono di tutti i colori... Le note che ha trascritto sono invece in gran parte corrette. Lungi da me l'idea di contare le pulci!

Meglio piuttosto sfatare i luoghi comuni.

I lucumoni (lachmo in etrusco) non si occupavano del governo civile della città. Erano personaggi sacrali, la cui funzione principale era quella di fare da tramite con la divinità, di assicurare con la loro presenza ed il loro carisma il benessere della città. Erano il residuo dell'antica istituzione monarchica, spazzata via già intorno all'VIII-VII secolo dalle aristocrazie orientalizzanti.

Chi comandava effettivamente era lo "zilath", magistrato certamente elettivo; fra gli zilath veniva a sua volta eletto, durante le riunioni periodiche di Orvieto, lo "zilath mechl rasnal", una sorta di Segretario generale dell'ONU più che di presidente federale, con molti segni esteriori ma probabilmente pochissimi poteri reali. Prova ne sia la costante disunione fra le città etrusche, che forse, solo alla fine del IV secolo, di fronte allo strapotere romano, riuscirono a trovare un minimo di unità d'intenti.

E si finisce sempre per parlare di Etruschi... in fondo è anche giusto, gli Umbri guardavano ad essi come oggi i messicani guardano agli USA...
 




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#9  burjan Dom 08 Gen, 2006 17:35

LE CITTA' DEGLI UMBRI: FULGINIA E PLESTIA

 colfiorito_3_1055x290

Dopo aver delineato le caratteristiche generali della civiltà degli Umbri, cominciamo a parlare delle loro città; o meglio, delle loro tribù, che in molti casi diedero vita a realtà urbane vere e proprie, estremamente evolute.

Mi concederete di iniziare da Fulginia e Plestia.

In epoca preromana e romana, il territorio di Foligno era abitato da popolazioni di origine umbra, in parte note grazie alle menzioni che ne fanno fonti letterarie.  La porzione territoriale più ampia doveva essere occupata dalle tribù (trifu) dei Fulginates e dei Plestini.

I Plestini vivevano nell’attuale zona dell’Altopiano di Colfiorito; il loro nome è ovviamente collegato con quello dell’antica città di Plestia, i cui resti sono stati oggetto di svariate campagne di scavo archeologico.  Esso è anche attestato da iscrizioni provenienti dal santuario della Dea Cupra (IV sec. a.C.) riportato alla luce negli anni Sessanta.

La sede storica del popolo dei Fulginates va invece localizzata nella zona collinare e montana di Foligno; il confine con i Plestini era probabilmente rappresentato dal fiume Menotre.

In entrambi i territori gli insediamenti erano per lo più fortificati: si tratta dei famosi castellieri, i cui resti sono ancora ben visibili in molte zone del territorio comunale, soprattutto su cime disposte lungo la viabilità più importante. I santuari più importanti agivano come punto di riferimento per l’intera collettività; per i Fulginates si tratta del luogo di culto scoperto nei pressi del cimitero di Cancelli.

Dai resti archeologici e dalle analisi pollinologiche compiute sulla torbiera di Colfiorito si è appurato che l’insediamento  umano e  la pratica agricola in questa zona risalgono all’IX-VIII secolo a.C.; intorno al VI secolo si hanno le manifestazioni inequivocabili della cultura umbra.  

La fase dei castellieri (VI-IV sec. a.C) si ricollega al tipo di organizzazione territoriale detta “paganico-vicanica”: gruppi di villaggi ed insediamenti sparsi sulle alture (pagi e vici) si raggruppano intorno a luoghi di culto comuni e ad embrionali centri di governo politico, in mano ad un’aristocrazia il cui potere è fondato sui commerci, sul possesso della terra e delle armi.

Alla fase dei castellieri segue quella urbana, avviata a ridosso della conquista romana e pienamente sviluppatasi dopo di essa. Dalle alture gli Umbri scendono a valle, costituendo vere e proprie comunità urbane: nel nostro caso, Plestia e Fulginia. Proprio a Foligno è stata trovata una importante iscrizione in umbro, datata intorno al III sec. a.C., che attesta già la presenza di magistrature elettive (i marones) e la realizzazione di opere pubbliche (il restauro di una fonte).

La realizzazione della Via Flaminia e della Via Plestina, che le attraversano completamente, inserisce Fulginia  e Plestia nel grande circuito di scambi del mondo romano; i trattati di alleanza particolarmente favorevoli, i bottini di guerra riportati dai giovani guerrieri chiamati a combattere per Roma, una struttura produttiva che ancora per molti decenni ignorerà il latifondo e suoi guasti sono tutti elementi che concorreranno a creare un saldissimo legame fra l’Urbe e queste terre.

Per chi volesse saperne di più su Fulginates e Plestini consigliamo di visitare il bellissimo Antiquarium comunale di Colfiorito. Vi sono custoditi i reperti della necropoli scavata a più rprese nei pressi del paese, con ritrovamenti davvero sorprendenti,  un ottimo apparato didattico ed illustrativo. L’ingresso è gratuito.

Ulteriori informazioni sono reperibili qui:

http://www.comune.foligno.pg.it/canale.asp?id=91
 




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#10  pablo Lun 09 Gen, 2006 11:09

grande luis.....sei un appassionato di storia e di meteo.....allora siamo gemelli mancati!!

bellissimo questo  topic .......         
 



 
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#11  burjan Mar 10 Gen, 2006 22:39

SPOLETO (in latino Spoletium, il nome umbro è sconosciuto)

 scettri_archeospoleto

  Spoleto è una città di antichissima fondazione, già abitata fin dalla preistoria. La città antica era situata nel luogo dove è poi sorto il centro medioevale, e che, a quanto pare, aveva già ospitato l’abitato preromano, a mezz’altezza (396 m.s.l.m.) del Colle S.Elia. In cima al monte, si suppone, doveva trovarsi l’acropoli.

Per la storia della Spoleto preromana abbiamo a disposizione soltanto testimonianze archeologiche.  Una tomba sembra appartenere all’Età del Rame. Anche i materiali dell’Età del Bronzo sono estremamente ridotti. Le prime testimonianze provenienti dal colle stesso risalgono all’Età del Ferro: alcuni frammenti di ceramica d’impasto, i corredi di alcune tombe trovate sotto al Duomo e sotto la scuola militare; appartengono al VII secolo.

Proprio dall'Aprile 2014,  presso il Museo archeologico statale di Spoleto, è possibile ammirare  i quattro scettri appena restaurati provenienti dalla “tomba del re” rinvenuta nella necropoli di Piazza d’Armi, databile al VII sec. a.C.
Particolarmente importanti sono gli eccezionali oggetti, realizzati con una raffinata tecnica che unisce ferro e bronzo, decorati con scene religiose antichissime.
Vengono inoltre esposti altri materiali provenienti dai corredi di due tombe principesche, tra cui lo straordinario vasellame in impasto decorato con lamine di stagno e con raffigurazioni di animali fantastici, cavalli, cavaleri ed uccelli.
In un periodo in cui Roma era governata dai primi re, anche a Spoleto emergono con chiarezza le tracce di una antica stirpe reale che si poneva a capo della comunità locale, sancendo il proprio ruolo con dei simboli di grande pregio e valore simbolico, unici nel panorama dei popoli italici. Gli straordinari reperti spoletini forniscono inoltre la chiave interpretativa per la religione e per l'ideologia aristocratica in tutta l’Italia centrale in epoca orientalizzante (VII-inizi VI sec. a.C.).
Non si hanno testimonianze ulteriori fino al IV secolo, epoca di costruzione delle splendide mura poligonali della città, uno dei capolavori dell’architettura degli antichi Umbri. La cinta è lunga oltre due Km. In essa sono impiegate tre tecniche diverse; in più si notano vari restauri, quello principale in età sillana. La fase più antica, in opera poligonale, è quella propriamente umbra. Alla fondazione della colonia romana sembra risalire quella intermedia, con grandi blocchi irregolari, giunture diagonali e piccole pietre di riempimento. La terza fase, successiva al  III secolo a.C., è a blocchi squadrati molto allungati.

Le vestigia più significative della cinta di età umbra si possono ancor oggi vedere presso l’Arco di Monterone, nei pressi della Rocca, ed in vari altri punti. In Piazza Fontana è stato trovato anche un pozzo, risalente all’epoca umbra; in epoca romana si stima che entro le mura ve ne fossero ben 168.  La spianata dove fu poi collocato il foro è sempre rimasta il centro della città.   Di particolare interesse sono due cippi, originariamente collocati sul MonteLuco, che contengono i regolamenti sacri legati al culto praticato in tale bosco. Il latino molto arcaico usato nelle iscrizioni permette di attribuirle al primo periodo della colonia. Unico prodotto di Spoleto a noi noto è il vino (Marziale VI 89, 3), paragonato per la sua qualità eccellente al Falerno.

Nel III sec. a. C. passò sotto l‘influenza dei Romani che vi fondarono nel 241 a.C. una colonia chiamata Spoletium. Dopo la Battaglia del Trasimeno, respinse con successo l‘assedio di Annibale e fu poi una fedele alleata di Roma nelle guerre Puniche.  Già 100 anni prima di Cristo, Spoleto fu definita una città splendida. Gli spoletini, lodati con altre 17 colonie per aver prestato aiuto a Roma, si permisero poi di rifiutare di prendere in custodia il vinto re degli Illiri Genzio, nel 167 a.C.

 Nel 90 a.C. la città divenne municipio, iscritta alla tribù Horatia. Sappiamo di danni da essa subiti durante le lotte fra Mario e Silla.

Per saperne di più e per una visita:

http://www.archeopg.arti.beniculturali.it/canale.asp?id=436
 




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#12  burjan Dom 15 Gen, 2006 22:51

TERNI (Interamna Nahartium)

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Se Gubbio ci rivela la religione umbra, se Spoleto e Amelia ci mostrano la loro abilità di architetti, se le iscrizioni di Assisi gettano un po’ di luce sulla loro struttura istituzionale, è a Terni e Colfiorito, signori, che dobbiamo rivolgerci per comprendere la loro cultura materiale. E quella di Terni nasce fin dall’inizio come LA cultura degli Umbri.

Sgomberiamo subito il campo da un equivoco. Qualche sostenitore ad oltranza della diversità delle Fere obietterà “ma noi eravamo Sabini”. La risposta è semplice. In lingua osco-umbra Sabini significa solo “alleati”. Per quel che si sa dalle loro iscrizioni, dai loro reperti, dalla loro cultura, Sabini ed Umbri erano la stessa cosa. Parlavano la stessa lingua, adoravano gli stessi Dei. Il professor Ancillotti, dell’Università di Perugia, sostiene questa tesi da molti anni. Ne consegue che due dei re di Roma furono semplicemente Umbri: fra i quali quel famoso Numa Pompilio, successore di Romolo, che introdusse sulle rive del Tevere i fondamenti della religione. Guarda caso, imperniata su triadi di divinità; come quella degli Umbri.
Quella dei sabini era allora probabilmente un’alleanza delle tribù degli Umbri meridionali, forse gli stessi denominati “Naharkus” dalle Tavole Iguvine.

Ma torniamo a Terni. In occasione dei lavori per la realizzazione delle acciaierie, venne riportato alla luce un numero molto cospicuo di tombe, inquadrabili in un arco cronologico che dal X sec. A.C. giunge fino al VII-VI, con attestazioni anche di IV secolo. Vi risparmio la descrizione dei reperti, magnifici: dovete andare a vederli al Museo.

La fondazione della città di Terni si fa risalire al VII secolo a.C., sulla base di un'iscrizione lapidea del 32 d.C., dedicata "Alla salute perpetua augusta, alla libertà pubblica del popolo romano, al Genio del municipio nell'anno 704 dopo la fondazione di Interamna sotto il consolato di Gneo Domizio Enobardo".
Secondo l'iscrizione, la città sarebbe stata fondata nel 672 a.C. e anche se questa datazione non può essere presa alla lettera, in quanto relativa presumibilmente ad un mito, i riscontri archeologici testimoniano di un insediamento di popolazioni databile proprio a quel periodo (VIII-VII sec.), con caratteristiche già urbane.

L’occupazione antropica del territorio avvenne a partire dal periodo Neolitico. La conca ternana, per la sua particolare ubicazione, ha sempre svolto un ruolo di indubbio rilievo per i contatti fra la vallata del Tevere e l’area appenninica interna, configurandosi come area di passaggio obbligato e di mediazioni commerciali.  In particolare, è comprovata l’intensità dei rapporti con l’area picena.

Intorno al III secolo a.C., fu conquistata dai Romani e la loro presenza si estese lungo la via Flaminia: i nuclei abitati sorsero in tutto il territorio, favorendo la trasformazione di alcuni centri locali in municipia e successivamente in un fiorente municipio.
Nel periodo imperiale, opere e monumenti sorsero in maniera sempre più crescente: acquedotti, infrastrutture avanzate, anfiteatri, templi e ponti sono la diretta testimonianza della fioritura di un forte processo di urbanizzazione.
Terni divenne in seguito un importante centro urbano, grazie alla vicinanza con Roma ed ai collegamenti viari (Flaminia) che ad essa la univano. Ai Romani si deve anche il primo nome che la città ebbe: "Interamna", ovvero città posta tra due fiumi.

Per saperne di più sul Museo Archeologico, uno dei più importanti della Regione:

http://www.terni.umbria2000.it/Defa...4338&IdCat=1835
 




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#13  burjan Gio 19 Gen, 2006 23:24

ORVIETO (Velzna)

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E' abbastanza ovvio, ma in questo thread parleremo anche delle città dell'Umbria etrusca. Fra queste, per importanza assoluta spicca di gran lunga Orvieto, che passeremo subito a chiamare col suo nome etrusco: Velzna.

Velzna era probabilmente nel IV sec. a.C. la più importante, bella e ricca città dell'intera Etruria. La sua importanza si accrebbe a partire dal V secolo, quando le sconfitte sul mare ad opera dei Greci indussero gli Etruschi a dedicare un pò più di attenzione al proprio entroterra.

A Velzna sorgeva il tempio di Voltumna, il dio nazionale del popolo etrusco, presso il quale ogni anno si celebravano le feste rituali che coinvolgevano rappresentanti di tutte le città della confederazione tirrenica.

Il passato etrusco di Orvieto ha lasciato tali e tanti tesori d'arte, custoditi in due meravigliosi musei, che spero siano noti a tutti. Per non parlare dell'impressionante necropoli del Crocefisso del Tufo.

Dalla versione volsiniese dell'alfabeto etrusco fu ricavato l'alfabeto dei vicini Umbri. Le monete di Velzna erano utilizzate in tutta l'Umbria; le sue ceramiche e i suoi bronzi adornavano le case ed erano considerati oggetti di grande pregio.

Ben pochi sanno, però, che Velzna fu teatro di una delle più straordinarie rivolte sociali di tutta l'antichità, incredibile anticipazione di un presente novecentesco tutto spostato a sinistra.

Eccone la triste storia, brillantemente raccontata su un gran bel sito di storia antica che vi invito a visitare.


Da: http://www.homolaicus.com/storia/antica/roma/index.htm

"Velzna, l'antica Orvieto di origine etrusca, conobbe una rivolta di schiavi circa 270 anni prima della nascita di Cristo.
Schiavi, liberti (per buona parte greco-orientali) e plebei della città, cui ben presto si unirono quelli di origine etrusca, umbra, sabina e sannita, si opposero al nuovo modello economico che Roma, soprattutto dopo aver sconfitto gli etruschi, voleva imporre a tutta la penisola: grandi latifondi posseduti da poche famiglie di aristocratici, lavorati da migliaia di schiavi in condizioni miserevoli.
I rivoltosi prendono possesso delle terre coltivate, dei boschi e delle industrie del bronzo. Si attribuiscono cariche pubbliche, sostituendo tutti i funzionari in carica.
Il governo della città-stato emana nuove leggi: i latifondisti devono lasciare le terre in eredità ai liberti, le terre vanno redistribuite fra gli schiavi che le lavorano, vanno legalizzati i matrimoni tra persone di classe sociale diversa, va concessa maggiore libertà (anche sessuale) alle donne, vanno amnistiati i reati contro il pudore.
Nelle assemblee popolari tutti hanno uguali diritti: donne e uomini, poveri e benestanti, etruschi e stranieri.
Gli aristocratici rifiutano ovviamente la rivolta e inviano propri ambasciatori segreti a Roma per un incontro notturno col senato. Implorano l'intervento militare accampando falsi pretesti: i rivoltosi stuprano le donne nobili, impediscono di punire i colpevoli...
Nella primavera del 265 a.C. un grande esercito, guidato dal console Quinto Fabio Massimo, risale la valle del Tevere da Roma al corso del fiume Paglia, accingendosi a "liberare" Velzna dai rivoltosi.
Gli scontri sono durissimi: i romani riescono a distruggere l'armata di Velzna, ma il console Fabio ci rimette la vita.
I sopravvissuti si rinchiudono nella città, che viene assediata per molti mesi. Privata di viveri, di acqua, sconvolta dalle epidemie, dagli incendi, dalle distruzioni causate dalle macchine da guerra romane, la città di arrende nel 264 a.C.
Il nuovo console Marco Fulvio Flacco fa trucidare tutti i capi rivoluzionari, incendia le campagne, rade al suolo la città, trascina parte degli abitanti a Roma per venderli come schiavi o farli morire in carcere.
I superstiti vengono deportati nella Nuova Velzna (Volsinii Novi, l'antica Bolsena), fondata dai vincitori sulle rive del lago.
Duemila statue bronzee vengono rubate dai romani nel tempio principale della città distrutta."

Sicuramente molti di voi avranno già letto delle incredibili scoperte archeologiche realizzate negli ultimi anni. E' stato ritrovato in località Campo della Fiera, ormai al di là di ogni ragionevole dubbio, il sito del santuario federale degli Etruschi.
 http://www.campodellafiera.it/
 




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#14  andrea75 Ven 20 Gen, 2006 10:13

PERUGIA

La denominazione etrusca di Perugia non è nota, quantunque, probabilmente, non dovrebbe essere stata troppo lontana dal nome latino, Perusia, come sembra indicare un gentilizio ex etnico etrusco attestato a Chiusi: Perstie. L'idea di un etr. Per(u)s- significante 'passaggio' (verso il territorio degli Umbri) potrebbe essere sostenuta dal recente riconoscimento di una radice verbale etr. per- 'attraversare', proprio nel testo del famoso "cippo di Perugia", ampliata con un altrimenti noto suffisso -us- (>-s-), forse impiegato per intensificare il significato o aggiungervi un'idea di movimento (cfr. ar-us- 'portar(si)'; ut-us- 'condurre' fel-us- 'andare in vendita'; mler-us- '<andare a bene>').

La tradizione etrusca, trasmessaci da Servio nel suo commento all'Eneide, indicava il mitico fondatore di Perugia in Aulestes, padre o fratello di quell'Ocnus, preteso autore, a sua volta, delle fondazioni di Bologna e di Mantova. La figura di Ocno, collegata ad Auleste, può celare un nocciolo di verità nella vaga memoria dei nomi di personaggi che ebbero un ruolo importante nella grande colonizzazione etrusca della Valle Padana, cui dovettero certamente contribuire in modo diretto (anche se non esclusivo) i centri maggiori dell'Etruria settentrionale interna. La fonna neoetrusca *Aulste o *Auluste è ricavabile dai gentilizi Aul(u)stna / Aul(u)stni, portati da famiglie chiusine che probabilmente riconoscevano proprio nel re Auleste di Perugia il loro mitico progenitore. Un cenno di Giustino nella sua epitome delle Storie Filippiche di Pompeo Trogo pone addirittura degli Achei all'origine di Perugia (ma forse si tratta solo di un riferimento a presunti antenati greci di Auleste). Più compatibile con la realtà storica è la notizia, sempre di Servio, relativa a una fase di occupazione del centro da parte degli Umbri Sarsinates, poi (ri)cacciati dagli Etruschi. L'eventualità di penetrazioni storiche umbre o di espansioni etrusche in queste zone di confine è indiziata anche dalle possibili connessioni fra la tribù umbra dei Camertes e "l'altro nome" di Chiusi: Camarte (lat. Camars).

Nelle fonti letterarie, però, le prime indicazioni storiche attendibili circa Perugia risalgono solo alla fine del IV secolo a.C. Livio (Storia di Roma, 9,32), riferendosi al 311 a.C., afferma che «tutte le città dell'Etruria, eccezion fatta per gli Aretini, avevano preso le armi dando il via a una grande guerra con l'assedio di Sutri, città alleata dei Romani e, per così dire, chiave dell'Etruria». L'esito, disastroso per gli Etruschi, della fondamentale battaglia combattutasi l'anno seguente (310 a.C.), è descritto con queste parole (Livio, 9, 37): «i Romani li sbaragliarono e, quando furono allo sbando, presero ad inseguirli. (...) Quel giorno furono uccisi o catturati circa sessantamila nemici.

Secondo alcuni autori, questa gloriosa battaglia fu combattuta (invece che di fronte a Sutri) al di là della selva Ciminia, nei pressi di Perugia. Essi narrano anche che Roma fu invasa dal grande timore che l'esercito, tagliato fuori da Roma da una foresta tanto inaccessibile, fosse sopraffatto da Etruschi e Umbri, levatisi in armi da ogni parte. Ma qualunque sia stata la sede della battaglia, la potenza romana finì col prevalere. Da Perugia, da Cortona, da Arezzo, che a quel tempo erano le città che detenevano la supremazia fra gli Etruschi (ferme capita Etruriae populorum ea tempesta te erant), furono mandati ambasciatori a chiedere ai Romani pace e alleanza. Ottennero una tregua di trent'anni».

Pare che nel 309 a.C. la tregua sia stata subito violata dagli Etruschi, le cui forze rimaste furono nuovamente e facilmente sbaragliate presso Perugia dal proconsole Quinto Fabio Massimo Rulliano che «fresco di vittoria (...) si avvicinò alle mura e avrebbe preso anche la città se non ne fossero usciti degli ambasciatori ad offrire la resa».

In quell'occasione a Perugia fu imposta una guarnigione romana. Altri scontri sono segnalati nell'anno reso famoso dalla battaglia di Sentino (295 a.C.): «negli stessi giorni il propretore Gneo Fulvio condusse la campagna sul territorio etrusco secondo i piani prestabiliti: non solo devastò i campi dei nemici causando loro ingentissimi danni, ma anche combatte con notevole successo, uccidendo più di tremila Perugini e Chiusini e catturando circa venti insegne militari». Queste battaglie, valutate come successi dagli annalisti romani, non erano comunque riuscite a piegare del tutto la resistenza etrusca, visto che poco tem po dopo, nello stesso anno, «per iniziativa dei Perugini» si riaccesero le ostilità. Quinto Fabio Massimo Rulliano, ancora a capo dei Romani, «uccise 4500 Perugini e ne catturò 1740 il cui riscatto costò 310 assi per ciascuno». Infine, nel 294, dopo un'altra battaglia sotto le mura di Volsinii (dove morirono 2800 Etruschi) e pesanti devastazioni nel territorio e nella città di Roselle, «tre fiorentissime città, capisaldi della federazione etrusca (validissimae urbes, Etruriae capita), Volsinii, Perugia e Arezzo, chiesero la pace. I loro maggiorenti pattuirono col console una certa quantità di vestiti e di rifornimenti, perchè fosse concesso di mandare a Roma degli ambasciatori i quali ottennero una tregua di quarant'anni.

Ogni città dovette pagare, subito e in una sola rata, un'ammenda di cinquecentomila assi». Circa ottant'anni dopo, durante la guerra annibalica, Perugia è ormai un fedele alleato di Roma. Livio tramanda qualche particolare circa una coorte di 460 Perugini che nel 216 a.C. (poco dopo la battaglia di Canne) si unì al presidio romano di Casilino. Si sa che nel 205 a.C. Perugia si impegnò, con altre città etrusche, a procurare quantità di grano e di legname per la flotta di Scipione.

Successivamente (comunque non prima dell'89 a.C.) la città diventò municipio romano e fu integrata nella tribù Tromentina. Per sua sfortuna Perugia si trovò implicata nella guerra civile tra Marco Antonio e Ottaviano. Essendosi Lucio Antonio, fratello del triumviro Marco, rifugiato tra le mura dell'antica città, le truppe di Ottaviano posero l'assedio (41-40 a.C.). Lo storico Dione Cassio (Storia romana, 48, 14) descrive le fasi del bellum Perusinum fino all'espugnazione della città (40 a.C.): «intanto Lucio era partito da Roma e si era diretto verso la Gallia Cisalpina. Bloccato nel suo cammino, piegò verso la città etrusca di Perugia, ove fu assediato dapprima dai generali di Ottaviano e poi da Ottaviano stesso. L'assedio durò a lungo: la città aveva ottime difese naturali e inoltre erano state accumulate grosse provviste di viveri; (...) I soldati di Ottaviano ebbero coi nemici mol. te scaramucce isolate e molti scontri davanti alle mura; alla fine l'esercito di Lucio, benche molto superiore a quello di Ottaviano, dovette arrendersi per fame. Lo stesso Lucio e alcuni dei suoi sostenitori si salvarono, ma dei senatori e dei cavalieri la maggior parte furono uccisi. (...) La maggior parte degli uomini, perugini e di altri luoghi, colà catturati, furono uccisi e la città fu data alle fiamme, eccettuati il tempio di Vulcano e una statua di Giunone. (...) Per essa fu concesso, a coloro che lo avessero voluto, di ricostruire la città; ma non furono dati loro più di sette stadi e mezzo». Nei dintorni di Perugia sono stati trovati alcuni dei proiettili catapultati durante quel terribile assedio recanti scritte ingiuriose e oscene sia contro Lucio Antonio sia contro Ottaviano, i capi delle opposte schiere.

Dopo la ricostruzione pare che la città abbia assunto la denominazione di Augusta Perusia, che ancora oggi si trova scritta sulle due porte più antiche e meglio conservate (l'Arco Etrusco e la Porta Marzia). La Perugia romana si estese al di là della cinta murarla etrusca. Nel 251 d.C., dopo che l'imperatore Decio fu sconfitto e ucciso in battaglia con il figlio Quinto Erennio Etrusco dai Goti, presso Abritto, i soldati sollevarono all'impero il generale Gaio Vibio Afinio Treboniano Gallo. Costui, già console nel 245 e governatore della Mesia Superiore e Inferiore nel 250, apparteneva a un'antica famiglia etrusca di Perugia, i Vibii (il gentilizio etr. Vipi si trova infatti ampiamente attestato nelle iscrizioni funerarie perugine). Forse in occasione della concessione di speciali privilegi alla città natale, questa accrebbe il suo nome con nuovi appellativi, che onoravano l'augusto concittadino: Colonia Vibia Augusta Perusia, che è poi la scritta completa leggibile sulla Porta Marzia. Treboniano Gallo fu comunque uno dei tanti effimeri imperatori di questo travagliato periodo della storia romana, noto come "dell'anarchia militare".

Infatti, non molto tempo dopo, nell'estate del 253, il generale Marco Emilio Emiliano, ottenuta una vittoria sul fronte gotico e acclamato imperatore dalle truppe, entrò in Italia, dove Treboniano Gallo e suo figlio Gaio Vibio Volusiano, nel frattempo associato all'impero, colti di sorpresa e non avendo un esercito sufficientemente grande per difendersi, furono uccisi dai loro stessi soldati, che subito giurarono fedeltà a Emiliano. Nel 547, durante la guerra gotico-bizantina, Perugia fu assediata e conquistata dal re goto Totila. Gregorio Magno (Dialoghi, 3, 13) asserisce che il vescovo Ercolano fu decapitato sulle mura della città e che tutto il popolo trovato entro la cinta venne passato a fil di spada.
 




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#15  burjan Ven 20 Gen, 2006 10:22

Bravissimo Andrea, post strepitoso, informazioni scientificamente inappuntabili.

     
 




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